FIORI

Il paese di Porcen, nel periodo in cui la vegetazione è attiva, è circondato da una fascia di verdi prati. Questi  si sono notevolmente ristretti, rispetto a una cinquantina d'anni fa, quando la campagna era ancora intensamente curata:  là dove non sono stati  falciati per qualche anno, prima i cespugli e poi gli alberi  li hanno conquistati; il bosco è dunque avanzato, coprendo spazi in precedenza dedicati alla produzione del foraggio.
Soprattutto nei prati troviamo una grande quantità e varietà di piante con fiori, argomento di questa pagina; nei boschi un po' meno, e in particolare a inizio primavera, quando le dense chiome degli alberi non tolgono ancora la luce indispensabile alla loro crescita, a meno che non si tratti di varietà "specializzate" amanti dell'ombra. Salendo sul monte, che presenta un dislivello massimo di circa 1200 metri rispetto al paese, si incontrano anche delle specie non presenti al di sotto dei 500/600 metri.
Per ciascun fiore, presentato nella cronologia dell'antesi, si descrivono le caratteristiche essenziali (così come si presentano in loco) accanto a una miniatura (immagine piccola), cliccando sulla quale si apre un'immagine più ampia e definita. Viene presentata un'antologia (nel senso letterale!) di fiori tanto comuni da essere spesso trascurati, o altri ritenuti rilevanti per qualche proprietà; naturalmente tutti trovati e fotografati nelle vicinanze di Porcen. Per velocizzare la lettura, ai fiori estivi e dell'autunno viene dedicata apposita pagina; alcune piante, diffuse e presenti su più stagioni, vengono descritte nella pagina dell'autunno, per non appesantire quelle relative a primavera ed estate, dove sta la maggior parte delle specie.
 

FIORI DELLA PRIMAVERA

Primula vulgaris.   Martònega. Già nel tardo autunno, lungo le sponde dei ruscelli, sui muri e nei luoghi riparati, la primula comincia a sbocciare; ma nei prati innevati aperti non è "pronta" e veloce nella fioritura, come altre specie, appena la neve si scioglie; presente su tutto il territorio del paese. "Vulgaris" perché è la più diffusa tra le primule. Molteplici le sue proprietà medicinali: espettorante, analgesica, antinfiammatoria; foglie e fiori, commestibili, trovano vari usi in cucina.

 

 

Erica carnea. Fhréfha. Forma talvolta ampi cuscini, che già nel tardo autunno sono dotati dei boccioli che cominceranno ad aprirsi col primo sole anche a gennaio. Colore dal rosa pallido al rosa carico. Pianta mellifera, presente nei luoghi soleggiati fino alle parti più alte del monte, ha proprietà di energico diuretico.

 

 

Hepatica nobilis.  Come la primula, appena sente un po' di tepido sole fiorisce attorno a cespugli e sotto gli alberi, suo habitat; i capolini sbucano tra le foglie secche. Assai diffuso a livello del paese, meno frequente più in alto. Normale il colore blu-azzurro, più raro il rosa; il bianco ancor più raro. Trovava uso come pianta officinale: considerata antispasmodica, diuretica, sedativa, contiene tuttavia sostanze velenose.
 

 

Galanthus nivalis e Leucojum vernum.  Bucaneve e Campanellina: molti li confondono, ma i 6 sepali del Leucojum hanno le estremità verdi. Amano prati freschi, radure con cespugli ove abbonda l'humus.

 


Scilla bifolia. Condivide con Leucojum habitat e periodo di fioritura; non l'ho vista vicina al paese, ma su freschi e umidi prati, sopra i mille metri; presente solo in stazioni isolate sui monti. Alla base due foglie verde cupo, relativamente ampie al confronto del gracile grappolo di fiorellini blu. I bulbi contengono principi cardiotonici, ma arrecano gravi danni all'apparato digerente.
 



Tussilago farfara. I fiori (alti fino a 10-15cm) sbocciano poco dopo lo scioglimento della neve, dal piano alla montagna, in luoghi umidi con terreno argilloso e su terra smossa. Molto utilizzata per le proprietà che la rendono efficace contro tosse, asma, infiammazioni... Controindicazioni a causa di alcaloidi (danni al fegato).

 


Helleborus niger. La "Rosa di Natale" sboccia al primo sciogliere della neve. Le foglie coriacee verde cupo superano i rigori invernali e appassiscono al termine della fioritura, quando si sviluppano le nuove. Velenosa in ogni parte, contiene principi attivi efficaci nella cura di disfunzioni cardiache e disturbi psichici.

 


Helleborus viridis. Fior del mal de testa. Cresce, dal livello del paese fino a 700/800 metri, nelle radure, nei prati freschi vicini al bosco. I fiori sono grandi, verdi, fino a 3/4 su uno stelo che può arrivare a 30cm. Possiede le medesime proprietà e principi attivi dell'Helleborus niger.




Lathrea squamaria. Pianta priva di clorofilla, una orobancacea che parassita alberi e arbusti come il nocciolo (è il caso della Lathrea dell'immagine, vicina ad un ruscello). Si sviluppa su zone umide, in gruppi anche numerosi, nella fase iniziale della primavera

 

 

 

Arabis collina. Fiore somigliante a Thlaspi praecox che vive nello stesso habitat, fiorisce prima, è più esile, ha fusto con poche foglioline, ed i frutti sono delle relativamente lunghe silique. Fiorisce già a marzo, contemporanea a primule, anemoni e viole mammole.

 


Polygala chamaebuxus. Pianta prostrata sempreverde con foglie spesse e coriacee, ama terreni aridi anche petrosi; dal paese ai monti. Fiori con ali bianche e carena gialla o arancio. Come altre piante della famiglia viene utilizzata come rimedio contro catarro e per favorire la diuresi.

 

 

Gagea villosa. Vista in fiore a est di Porcen in un terreno incolto, a metà marzo; una decina di esemplari sparsi. Fino a 15-20cm, con due foglie basali verde glauco, lineari, più lunghe del fusticino che verso la sommità porta i peduncoli con un fiore ciascuno; boccioli rivolti in basso. I sepali, gialli con sfumature verdi, sono sei, sottili e allungati.

 

 

Coridalis cava. Galét, pironèla. Presente ovunque sui limiti tra bosco e prato, e sotto alberi ove forma estesi tappeti con fiori dal rosa carico al lillà e al bianco; a livello del paese e poco più in alto. Ha piccoli bulbi gialli con una cavità. Contiene sostanze sedative e allucinogene e alcaloidi assai tossici, in particolare nel bulbo.
 

 

Gentiana verna. Genzianella. Cresce in prati asciutti non coltivati, che allieta coi colori smaglianti da azzurro a blu metallico, a fine marzo, quando i fiori sono ancora piuttosto rari.
 

 


Dentaria enneaphylla.  Subito dopo lo scioglimento della neve, nei boschi di faggio della montagna, e prima che le loro foglie rubino tutta la luce, sboccia questo simpatico fiore giallo crema chiaro dalle "nove foglie" (ciascuna delle tre foglie apicali si divide a sua volta in tre foglioline).

 

 

Dentaria pentaphilla. Ritarda alla fioritura di pochi giorni rispetto alla simile enneaphilla, con cui condivide l'habitat, che si estende anche a cespugli e altre piante oltre al faggio. Fiori da viola chiaro a blu. Ciascuna delle tre foglie apicali si suddivide in cinque lobi, di qui il nome.
 

 


Cardamine bulbifera. Come le due precedenti ha fiori simmetrici con quattro petali, il che suggerì il nome di Crucifere. Alta anche più di mezzo metro, ha fusto sottile che, in corrispondenza delle ascelle con le foglioline, porta dei piccoli bulbi. Habitat: limite di muri, ruderi, cespugli e radure in tutti i boschi.
 

 

Mercurialis perennis. Piccola euforbiacea, non richiama le consuete forme delle piante della famiglia. Cresce a fine marzo in luoghi ombrosi, sotto i cespugli o a margine dei boschi ove può formare tappeti verde intenso. Piante maschili e femminili separate. Nonostante la tossicità della pianta, veniva usata per tinture e decotti per le proprietà diuretiche, lassative , antireumatiche.

 

 

 

Viola hirta. Nei prati asciutti o aridi, dal paese ai monti. Le foglioline sono più o meno pelose, fiori di colore viola con screziature al centro e sperone più scuro, viola rossastro, forse anche varietà bianca. I fiori sono efficaci in infuso contro bronchite, tosse e catarro; foglie e radici hanno proprietà lassative.



Viola odorata. Frequente anche nei coltivi, lungo i filari, al margine di strade. I fiori intensamente profumati sono color viola scuro. Fiorisce a fine marzo/inizio aprile. Come di altre viole si usano fiori, foglie e radici come descritto per la specie precedente. I fiori, profumati, sono usati per guarnire e insaporire dei piatti.

 

 

Globularia cordifolia. Le foglie carnose verde cupo la fanno riconoscere come pianta tipica delle zone assolate e secche: prati aridi, ghiaioni,...  Da fine marzo, a livello del paese, gradualmente fino ai monti. Presente nei giardini rocciosi, ha anche proprietà di forte (quindi pericoloso) lassativo.

 


Muscari neglecta. Uéta. Sboccia a fine marzo/inizio aprile nei prati, anche coltivati, nei pressi del paese. Lo stelo spunta dal bulbo e reca una piccola pannocchia di fiori blu-azzurro ovoidali con fauce bianca orlata simile a un ricamo. Nelle aree favorevoli presente in gruppi numerosi.



Primula elatior. Da fine marzo la primula maggiore comincia a sbocciare nei prati attorno al paese. Alla sommità dei robusti fusti cilindrici lisci sboccia una decina di fiori giallo chiaro relativamente aperti. Le sono attribuite proprietà diuretiche ed espettoranti; le foglie giovani trovano uso in cucina.

 


Epimedium alpinum. Molto frequente nei nostri castagneti, ricopre ampie zone col tappeto delle foglie coriacee da cui emergono i racemi, su steli ancor più coriacei, con graziosi piccoli fiori che ricordano stelline gialle dal bordo scarlatto. Pianta dalle svariate proprietà medicinali, sembra sia anche un efficace afrodisiaco.

 



Vinca minor. Pervinca. Con le fogliette brillanti forma tappeti verde cupo, ricoprendo radure e boschi, in particolare di carpino; fiorisce a marzo/aprile. Normale il colore blu chiaro; la forma dei petali suggerisce l'idea di pale rotanti in senso orario. Pianta interessante per le proprietà farmacologiche (ipertensione etc.)


 


Crocus vernus. Spesso chiamato bucaneve, per la precoce -ma breve- fioritura. Poco dopo lo scioglimento della neve, una imponente fioritura di crocus bianchi (prati di montagna a 1000/2000 metri) sembra riportarla. Anche nel colore violetto e variegato (nella foto), nelle sfumature tra il bianco e il violetto.

 

 


Lathyrus vernus. Sboccia poche settimane dopo lo scioglimento della neve, accompagnandosi a pervinche e anemoni. Caratteristica la variazione del colore dei fiori. E' alto circa 30 cm; gli sono attribuite proprietà officinali (cura le ferite e rallenta la secrezione di liquidi).


 


Viola Reichenbachiana. Nel complicato mondo delle viole, questa specie ha fiori relativamente grandi come la viola canina, ma a differenza di questa ha foglie basali e lo sperone d'un blu più scuro anziché più chiaro. Qui non è frequente, questo gruppo era su scarpata al limite di cespugli.
 

 



Anemonoides trifolia
. Assai frequente ai margini dei boschi di carpino e nelle radure, talora tappezzante. Ciascuna delle tre foglie apicali si suddivide in altre tre foglioline. Fiorisce in aprile.

 

 


Veronica persica. Océt dela Madòna. Comincia a fiorire già a marzo, negli orti, nei giardini, ai margini dei campi, ove si sviluppa rapidamente strisciando; continua poi a fiorire per mesi. L'azzurro del fiorellino che varia dal tenue all'intenso, ha suggerito il nome dialettale. Specie officinale, con proprietà toniche.


 



Potentilla pusilla
. Piantina tappezzante, ricopre il terreno di fiori giallo oro che non superano i 5cm. a partire da marzo. Alle potentille erano attribuite proprietà antiinfiammatorie, antiemorragiche ed astringenti.
 

 


Pulmonaria officinalis. Molto usata un tempo per curare i malanni della respirazione; per questo il suo nome, ma anche perché le sue foglie hanno macchie chiare che ricordano la struttura dell'organo della respirazione. I fiori quando sbocciano sono color rosa carico, poi mutano all'azzurro e al blu. Efficace nella cura delle vie respiratorie per l'effetto espettorante. Le foglie trovano utilizzazione in cucina. 

 

 


Primula veris. Da aprile negli stessi prati di P. elatior, da cui si distingue per gli scapi fiorali più sottili, fiori profumati a imbuto più chiuso e più piccoli, colore giallo più intenso. Specie importante per le proprietà analgesiche, antireumatiche, antiinfiammatorie e sedative. Fiori e foglie trovano uso anche in cucina.

 


Bellis perennis. Pratolina. Una mini-margherita che comincia a fiorire ad aprile. Cresce anche nei prati grassi ove viene presto nascosta dalle erbe più alte. Foglie tenere e fiori trovano uso in cucina; erano interessanti soprattutto le sue applicazioni farmacologiche (ipertensione, problemi agli occhi...).

 

 


Thlaspi praecox. Erba storna. I fusticini sono ricoperti di numerose piccole foglie, glabre e lucide come quelle basali, e recano alla sommità gli scapi fiorali con numerosi piccoli fiori bianchi assai profumati. I thlaspi e in particolare i loro semi hanno proprietà toniche, febbrifughe, antiinfiammatorie anche per gli occhi. Le giovani foglie sono usate in cucina: amare e piccanti.

 

 

Viola alba. Non molto frequente, fiorisce a metà aprile nei prati. Lo sperone è blu chiaro, sul petalo inferiore linee blu vicino alla fauce. Foglie cuoriformi formanti una rosetta basale. Profumati i fiori; fiori e foglie, se tenere, commestibili. Contiene acido acetilsalicilico, quindi ha una leggera azione antiinfiammatoria;  contenendo inoltre mucillagini, trova impiego per curare disturbi dell'apparato respiratorio.

 

 


Viola canina. Viola Selvatica. Ha lo sperone più evidente che in altre viole, più chiaro della corolla. Corolla spesso color viola chiaro, ancora più chiaro il centro tomentoso; venature scure sul petalo inferiore. Dal  gambo glabro, con foglie cuoriformi, si staccano fino a 4/5 fiori. Ama terreni asciutti, vicino a muri e cespugli.




Myosotis arvensis. Nontiscordardime. Nei prati coltivati, assai frequente a partire da metà aprile. Pianta ricca di numerosi steli, ciascuno con molti fiorellini celeste. Contiene sostanze che lo rendono assai utile nella lotta contro varie disfunzioni dell'occhio.


 



Petasites hybridus
. Farfaraccio. Slavàfh. Pianta dalle grandi foglie (fino a quasi 1 m di diametro!), amante dei terreni fertili, umidi e ricchi di humus, prima delle foglie emette i fiori: numerosi capolini su una pannocchia inizialmente compatta e rossastra, poi più ampia e lassa. Rizomi, foglie e fiori del farfaraccio trovano molteplici applicazioni per rimediare a svariati malanni.


 

 


Oxalis acetosella. Pan de cùc. Piccoli e delicati fiori bianchi, con venature blu, emergenti dal verde pallido delle foglioline "a tre cuori", che mutano la forma al cambiare delle condizioni meteo. Può formare tappeti estesi quando si verifica la presenza dell'habitat ideale. Presente dal livello del paese alla media montagna, nei boschi freschi ed entro cespugli ove si accumula l'humus. La piantina ha proprietà depurative e decongestionanti, è ricca in vitamina C. Contiene ossalati di potassio e va evitata da chi soffre di disturbi al fegato e ai reni.

 

Saponaria ocymoides. Da metà aprile sulle fessure della scaglia rossa nel settore "solivo" del Colle. Forma cuscinetti, non così vasti e rigogliosi come più in alto su rupi e ghiaioni calcarei. I fusticini prostrati rossastri, ricoperti di peluria, formano un intrico da cui staccano le foglioline ovali e i numerosi brevi peduncoli con un fiore rosa intenso ciascuno. Quando la zona ricoperta dal tappeto è più estesa, come nelle crode sul monte, il bel rosa intenso spicca da lontano.

 


Anemonoides ranunculoides. La piantina raggiunge 20cm, cresce in poche zone umide e boscose nei pressi del paese e fiorisce a fine marzo. Anche questa specie di ranuncolo può provocare intossicazioni.
 

 

 

Taraxacum officinale. Radìcio salvàrech. Vengono tradizionalmente raccolte le rosette di foglie poco dopo lo scioglimento della neve per l'uso in cucina; famosa la ricetta che lo vede condito (crudo) con lardo sciolto. Notissime le proprietà che ne permettono l'uso come rimedio a vari malanni; è infatti ritenuto efficace nel ripristinare le funzioni epatico/biliari, come antireumatico e diuretico.


Hesperis matronalis subsp. candida. Fiorisce da metà aprile su luoghi riparati freschi (margini del bosco, forre, ...) fin dal livello del paese; gli steli, prima raccolti e compatti, dopo la fioritura si distendono fino a 40/50 cm. La pianta, in particolare foglie e semi, ha proprietà officinali.



Cytisus purpureus. Ama luoghi asciutti, sassosi, "magri", e si fa notare per le vistose macchie rosa carico create dai numerosi fiori papilionacei sui sottili fusti prostrati. La pianta contiene alcaloidi che la rendono tossica. Fiorisce in aprile.
 


Fragaria vesca. Fràga. La fragola di bosco comincia la fioritura a inizio aprile, nei pressi del paese, salendo poi gradualmente con lo scioglimento delle nevi. Deliziosi i frutti, che trovano infiniti impieghi; anche le parti verdi della piantina, alta fino a 20cm, trovano impiego nella cura di disturbi dell'apparato digerente.

 


Fragaria viridis. Cresce abbondante anche attorno al paese, in luoghi secchi e assolati. I frutti non sempre riescono a maturare: color verde giallo, duri, avvolti dai sepali si staccano con difficoltà. Ha le stesse proprietà rinfrescanti, diuretiche ed astringenti, ed è ricca di vitamine A, B e C come la F. vesca.



Ballota nigra. Marrobio fetido. Questa lamiacea che attornia i campi e talvolta li invade, è ricca di varie sostanze che la rendono interessante specie officinale. Le proprietà sedative efficaci ne permettono l'uso contro insonnia, stati d'ansia e pertosse. Stimola la secrezione biliare. Il cattivo odore ne limita l'uso.

 

Paris quadrifolia. Erba crociona. I fiori di questa pianta, alta fino a 40cm, non sono molto evidenti, ma la sua forma caratteristica, con quattro (raramente 5 o 3) grandi foglie ne permette la facile individuazione. E' pianta interessante per alcune sostanze contenute. La bacca blu è assai tossica e confondibile con frutti di bosco.

 


Asperula taurina. Una rubiacea che in parte si differenzia dai tipici Galium dai fusti alti e flessuosi, con tante piccole foglie sui nodi e tanti fiori molto piccoli: questa è eretta e arriva a 40/50cm, ha un capolino con fiori alla sommità; sui nodi del fusto le foglie di solito sono quattro, opposte e non piccole.



Aristolochia rotunda. Strano fiore a tubo, di colore tra il giallo e il verde, con un "petalo" che lo protegge dall'acqua piovana. Era utilizzata per delle proprietà farmacologiche, fino al 1981, quando i preparati di Aristolochia sono stati ritirati "per sospetta cancerosità" (http://www.actaplantarum.org). L'ingestione di parti della pianta provoca gravi disturbi. Ha un piccolo tubero sferico, con tante radichette.

 

 

Glechoma hederecea. Edera terrestre. Piuttosto diffusa in campi, prati, radure ombreggiati e freschi. Si diffonde rapidamente grazie a stoloni che emettono radici e fusticini pubescenti come le foglie opposte color verde scuro. I fiori sono nella parte superiore dei fusticini, color viola-lilla tenue con macchie più scure (su fondo più chiaro) nella fauce e nel petalo inferiore bilabiato. Erba officinale dal profumo gradevole e dai molteplici impieghi: digestiva, febbrifuga, antiinfiammatoria; usata in particolare per le affezioni dell'apparato respiratorio, le gastriti e i calcoli biliari.



Ajuga reptans. Appartiene alla famiglia delle labiacee, e come tante altre "sorelle" possiede qualità officinali. Trova uso come antinfiammatorio, astringente ed antiemorragico; impiegata anche nella cosmesi (preparati contro caduta capelli, cura della pelle). E' stata accertata tossicità per il fegato, cui può causare danni pesanti.
 



Chelidonium maius. Celidonia. Erba dei pòr. Cresce su terre smosse di recente, incolti, ai piedi di muraglie e macereti. Appartiene alle papaveracee. Il latice giallo-arancio prodotto dalla pianta è usato su porri e verruche per eliminarli. Ha anche altri usi per terapie di vario tipo, per la sua azione sedativa e antispasmodica. In varie località, anche in miscela con altre erbe, viene utilizzata per tisane; il decotto rilasserebbe piedi e gambe.




Geranium robertianum. Piantina che ama bordi dei sentieri, muri, limiti di boschi e cespugli. Le foglie diventano rossastre verso la fine del ciclo vegetativo, le altre parti della pianta lo erano già in precedenza. L'infuso di Erba roberta trova uso come antisettico orale e per la cura di affezioni dell'apparato digerente. E' anche considerata diuretica, antireumatica, vulneraria, e sono oggetto di ricerca i suoi effetti su diabete e tumori.

 

 

Poligonatum multiflorum. Sigillo di Salomone. Non è frequente; fiorisce a fine aprile. Si fa notare per la forma arcuata, da cui pendono, a gruppi, le campanelline con la punta verde. Il rizoma ha delle cicatrici a forma di sigillo, lasciate dai fusti degli anni precedenti. Utilizzato nella cura di varie affezioni del bestiame.


 

Alliaria petiolata. Alta fino a un metro, cresce ai margini dei boschi, nelle radure in luoghi ombrosi. Le foglie hanno un marcato profumo di aglio. In zona i fiori sono bianchi. Le foglie a cuore hanno il margine dentato. Le foglie vengono consumate nelle insalate mentre i semi erano usati come diuretici.

 


Neottia nidus-avis. Strana orchidea saprofita, del tutto priva di clorofilla, presente nei boschi di latifoglia (faggio in particolare) nel territorio del paese. Pianta glabra color bruno chiaro, con una spiga compatta prima della fioritura, che si dilata poi lasciando spazio tra i fiori: anche questi sono bruni con labello più chiaro.



Lamium album. Prima della fioritura può essere scambiata con l'ortica, cui spesso si accompagna, poi i fiori bianchi impediscono lo scambio. Frequente nei prati eccessivamente azotati. Usata in cucina e come pianta officinale: decongestionante, antiinfiammatoria, contro le gastriti. L'infuso riduce la secrezione sebacea.

 


Maianthemum bifolium. Due foglie apicali e un esile stelo che reca una spiga con profumati piccoli fiori bianchi. Pianta tappezzante nel sottobosco di carpini e radure di faggio, l'ho visto in una zona a Ovest di Porcen. Stesso habitat e anche proprietà simili al mughetto; specie tossica, in particolare le piccole bacche.



Convallaria majalis. Mughéto. I mughetti sbocciano ai primi di maggio, profumando l'aria col loro intenso e piacevole effluvio anche a distanza. La parti aeree della pianta, in particolare le bacche, rosse a maturazione, contengono una sostanza che agisce sul cuore con estrema intensità; ne va assolutamente evitato l'uso "familiare". Un tempo i ragazzi li raccoglievano per venderli a Feltre in mazzolini da dieci fiori.

 



Trollius europaeus. Il Botton d'oro abbellisce boschi di castagno e faggio già nei pressi del paese, con  i caratteristici grossi capolini gialli, formati da più serie di petali sovrapposti. Naturalmente si trova con maggior frequenza nelle zone montane più in alto, anche nei prati freschi . Appartiene alla grande e pericolosa famiglia dei ranuncoli, ed è tossico. Le piante più robuste arrivano a superare il mezzo metro.


 

Hieracium murorum. Cresce frequente, polimorfo (in particoare nelle foglie), largamente diffuso su zone ruderali, scarpate anche rocciose, margini e radure del bosco. Sulla parte superiore del fusto staccano i pedicelli (mediamente 5-6) con alla sommità una infiorescenza con soli fiori ligulati color giallo vivace. Le foglie nella pagina inferiore sono bluastre. 

 




Narcissus poeticus subsp radiiflorus. I narcisi colorano di bianco, con la loro fioritura contemporanea, i prati e il sottobosco, se abbastanza luminoso, della montagna porcenese. L'etimologia del nome lega questo fiore al suo profumo tanto penetrante da stordire chi lo annusa. I bulbi contengono un alcaloide assai pericoloso per gli animali e l'uomo in caso di ingestione.


 



Medicago lupulina. E' un'erba medica in miniatura, con un grappolo di piccolissimi fiori gialli che richiamano il luppolo, da cui il nome. Predilige luoghi secchi anche se sassosi, e prati asciutti; è tuttavia spesso frequente anche nei prati coltivati a foraggio, dove può diventare infestante.


 



Crepis foetida. Uno stelo sottile sostiene fino a 4-5 fiorellini gialli. Predilige zone ruderali e sassose, bordi delle muraglie, in terreno asciutto.


 

 

 

Crepis froelichiana var. dinarica. Una crepide con fiori bianco rosati; la stragrande maggioranza delle crepidi ha fiore giallo. Ama i prati asciutti non troppo fertili.
 

 

 


Geranium phaeum. Il geranio dei prati ama zone semiombrose: prati con grandi alberi, radure nei boschi, limite tra prato aperto e bosco. Quando trova una zona favorevole si diffonde ed espelle le altre piante. Gli steli alti più di 50 cm portano due/tre fiori. Nell'immagine in associazione con Ranuncolo acre.


 


Geranium molle. Nei prati fertili, con fiori relativamente piccoli rispetto al portamento della pianta, che arriva a oltre il mezzo metro. E' specie officinale, calmante, usata su ferite, astringente; impiegata pure nei trattamenti contro la forfora.

 



Geranium pusillum. Piccola pianta, alta fino a 15cm, può formare popolazioni compatte asfissiando, insieme al più alto geranio molle, le altre piantine. Le sue foglie sono profondamente frastagliate.
 

 



Crepis vesicaria. Erbéta, ravìfha. Viene cercata nei prati, poco dopo lo scioglimento della neve, con il tarassaco, per essere consumata cruda e soprattutto cotta: alle due piantine sono attribuite proprietà depurative del fegato, stressato dai pesanti cibi invernali.

 


Anthrischus sylvestris. Cerfoglio. Cantùga, fanocèra. Pianta tipica dei prati "grassi", con eccesso di azoto. Un tempo, con i prati più curati, le cantùghe venivano strappate. Il cerfoglio raggiunge dimensioni notevoli, in altezza e larghezza; i robusti fusti sono verdi e con tipiche nervature. Grandi ombrelle di fiorellini bianchi: quelli esterni sono fortemente asimmetrici. Pianta infestante, se si lasciano maturare e diffondere i semi.


 


Conium maculatum. Cicuta. Cantùga, fanocèra. Ombrellifera con fiorellini più uniformi del cerfoglio (vedi sopra). La famigerata cicuta è molto diffusa nei nostri prati; il foraggio perde in qualità, anzi può diventare veleno anche per gli animali. I prati infestati, sempre eccessivamente concimati, dovrebbero essere "risanati".

 

 

 

 

Melittis melissophyllum. Erba limona. Nei boschi radi e asciutti, soprattutto di carpino. I fiori "guardano" tutti al medesimo lato. Ricca di nettare, profuma di limone. Interessanti le proprietà medicinali e culinarie: le foglie secche danno una piacevole tisana; apprezzata perché antisettica, sedativa, diuretica e altro ancora.



 


Biscutella laevigata. I fusti robusti e con poche piccole foglie si diramano in alto e portano racemi di fiori gialli. I frutti sono formati da scudetti piatti appaiati e solidali: di qui il nome della pianta, che vive anche sulle rupi. Presente su tutto il territorio del paese, fiorisce da fine aprile.


 

Rhinanthos alectorolophus. Creste de gal, cantarèle. Presente e talvolta abbondante nei prati asciutti non eccessivamente concimati, peggiora la qualità del foraggio ivi prodotto. Cantarèle perché, quando il fieno è secco, emette un forte fruscio se viene mosso.
 



Sanguisorba minor. Steli alti fino a 50 cm, rossi e poco ramificati in alto, con foglie pennate e decrescenti verso l'apice, dove stanno i fiori in una spiga globosa. Usata come aromatizzante in cucina, trova anche impiego officinale per le proprietà antiinfiammatorie, digestive e rinfrescanti e pure antireumatiche.


 


Lamium orvala
. Nei boschi più freschi e umidi, nelle forre sui valloni nel monte, sul limite tra bosco e prato. Varietà in prevalenza con fiori rosso-vinaccia; più rara la forma bianca. Fusto a sezione quadrata. Anche se in misura attenuata, possiede proprietà analoghe ad altre piante delle Labiate.



 

Ornithogalum umbellatum. Alto fino a 40cm, presenta un racemo con fiori candidi che fan pensare a piccoli gigli. I sei tepali bianchi sono di diverse dimensioni: i tre interni più piccoli, gli altri tre più grandi. il gambo sottile e glabro è privo di foglie: due basali sono lunghe e sottili, con linea chiara sul mezzo.


Lotus corniculatus. Ginestrino. Leguminosa diffusa nei coltivi e negli alpeggi, concorre a dare al burro di malga il colore giallo e il sapore inconfondibile. Trova impiego come tonico cardiaco e contro insonnia e bronchiti. Se ne ricava anche un colorante giallo.


Coronilla minima. Somiglia al ginestrino, e se ne differenzia per le foglie, la disposizione a corona dei fiori e le dimensioni normalmente più ridotte.
 


 

Ranunculus acris. Pecorìn. La su massiccia presenza nei prati è non gradita perché peggiora la qualità del foraggio, sopratutto se non viene somministrato secco. Un tempo usato come purgante e per provocare il vomito, da evitare per il suo contenuto in anemonina, sostanza decisamente tossica.

 

Ranunculus lanuginosus. Margini di boschi freschi e umidi e parti in ombra ai lati delle strade in montagna. La pianta, fusto e foglie, è coperta di peluria chiara, più tozza e robusta del R. acris. Fiori giallo intenso, leggermente più grandi rispetto a quelli della specie acris. Anche questa specie, come la maggior parte dei ranuncoli, è tossica. Opportunamente dosata ha proprietà officinali; trova uso per nevralgie e artrite.

 


Saxifraga crustata. Pianta delle rocce con una rosetta di foglie basali strette, verde scuro, con punti bianchi sul bordo: il calcare di cui è ghiotta! Racemi di fiorellini bianchi rossopuntati, petali rotondeggianti. Nell'immagine è la piantina in alto. Da 500m, su roccia calcarea. La "Perìna" è ricca di questa sassifraga.

 



Saxifraga rotundifolia. Vive su ambiente petroso, spesso alla base di pareti. Foglie rotondeggianti, racemi di piccoli fiori bianchi con puntini rossi e petali appuntiti. Nella foto è la piantina in basso. Anche questa sassifraga ama terreni calcarei, e si trova anche a quote basse.

 


Galium cruciata (Cruciata laevipes). Fusticini densi e flessibili, pelosi e zeppi di piccoli fiori giallo chiaro tendente a verde. Da metà aprile anche nei prati a fieno. Nella medicina tradizionale se ne usava il decotto per combattere ostruzioni intestinali e reumatismi.


Cruciata glabra. Raramente supera in altezza i trenta centimetri. I piccoli fiori sono color verde tenue, non così numerosi come nella varietà C. laevipes. Presente ovunque si presenti l'habitat idoneo: margini e radure del bosco, prati magri freschi. Emette intenso profumo durante la fioritura (metà maggio a livello del paese).


Euphorbia dulcis. Da fine aprile, a livello del paese, nei boschi di latifoglie con radure. Dal fusto sottile si staccano raggi simmetrici sopra ampie brattee; nel punto da cui si staccano i raggi un piccolo "fiore" color porpora. I "fiori" delle euforbie, spesso con forme lontane dal classico fiore, vengono chiamati ciazi.


Euphorbia cyparissias. Lat de strìga. Nei prati asciutti in cui cresce un tempo veniva strappata, perché assai dannosa per gli animali; il fieno che ne contiene è di pessima qualità. Benché pianta piccola, emette in abbondanza un latice bianco dal sapore bruciante. La si trova anche su margini e scarpate delle strade. Pianta tossica, se ne utilizzava il latice per eliminare porri e verruche.
 


Euphorbia amygdaloides. Associata soprattutto al faggio; è frequente ai margini e nelle radure dei boschi di quest' albero. Come le altre euforbiacee presenta un'infiorescenza strana e complessa (ciazio), con brattee foliari a coppa da cui si staccano vari raggi, con altre coppe più piccole, ghiandole e fiori strani. Questa specie porta delle ghiandole formate da quattro mezzelune gialle o giallo verdi. Anche questa euforbiacea è tossica.




Trifolium pratense. Trifoglio violetto. Strafόi. Leguminosa diffusa dal piano fino alla montagna su molti prati, seconda solo all'erba medica,  fornisce ottimo foraggio; non ama le zone con eccesso di azoto. Fiorisce da maggio in poi.

 



Salvia pratensis. Assai frequente nei prati coltivati e anche negli incolti, purché asciutti ed esposti al sole. Ha gli stessi principi della Salvia officinalis tanto usata per le proprietà medicinali e culinarie. Il nome deriva proprio dai molteplici effetti positivi sulla salute, tanto efficaci da "salvare" l'uomo da numerosi malanni. Come accade per ogni farmaco, anche l'uso smodato di preparati alla salvia può essere dannoso. L'uso in cucina è normale nella preparazione dei condimenti; impiegata anche per insaporire una grande varietà di prodotti, dal pane ai formaggi. Fiorisce a partire da maggio.


 


Cytisus hirsutus. Corolla papilionacea gialla, tendente al bruno all'interno. I fiori sbocciano numerosi sui fusticini dell'anno precedente. Su zone soleggiate e aride, di preferenza con pietre e rocce, nei prati e anche tra cespugli. Presente in particolare sulla media montagna (800/1000m), frequente ove l'habitat è idoneo.
 

 

 Gentiana clusii. Vistoso fiore imbutiforme con corolla azzurro intenso, mentre verso la base è verdastra chiara con screziature scure; si richiude la sera o con tempo piovoso. Ama prati pietrosi, rupi ricche di calcare. Rispetto al passato la sua presenza si è ridotta, per la trasformazione dei vecchi prati in boschi di faggio in cui manca la luce. Ha le proprietà digestive, antiinfiammatorie, stimolanti e corroboranti del fegato tipiche delle genziane di dimensioni maggiori. La pianta va comunque tutelata e lasciata al suo posto, vista anche la forte riduzione della presenza rispetto al passato.

 




Listera ovata. Orchidea diffusa in zone di penombra, sul confine tra il bosco -in particolare il carpineto- e il prato. Lunga spiga con numerosi fiori verdi, che sbocciano dal basso. Due foglie contrapposte sembrano essere alla base del giovane fiore: con la maturazione si nota invece che esse sono sul gambo, a un quarto circa della sua altezza.



 

 


Orchis mascula. Nelle radure dei castagneti, tra le prime orchidee spontanee a sbocciare. Lo stelo, con foglie sempre più piccole verso l'alto, è robusto (di qui forse il nome), rossastro in alto e verde con macchie rosso vino in basso. Le foglie vicine alla base, opposte e allungate, hanno pure qualche striatura. Il colore del fiore è rosa scuro/violetto, con sfumature più chiare e qualche macchiolina scura. La spiga di fiori è estesa e lassa, cilindrica a fioritura completa. Fiorisce da fine aprile.



 

 



Orchis militaris. Su prati aperti o boschi radi e luminosi, dalle colline presso il paese alla media montagna. I petali concorrono a formare una sorta di casco, chiaro all'esterno, all'interno rosa violaceo come il resto del fiore, che presenta striature più scure. La spiga di fiori è relativamente compatta, a piramide. Fioritura: maggio.

 

 

 


Cephalantera longifolia. Orchidea piuttosto frequente: da metà maggio presso il paese, poi gradualmente più in alto. Fusto verde (fino a 30-40cm) con foglie verde brillante, più piccole verso la sommità. Fiori candidi con vistoso tratto giallo del labello che attira insetti pronubi. Ai margini dei boschi, in particolare di faggio.




Neotinea tridentata. Orchidea con casco somigliante all'O. militaris, ma con forme e colori leggermente diversi. Lo sfondo bianco dei fiori è punteggiato da macchie rosso porpora-turchino. Foglie basali in rosetta di 2-4; sulla parte bassa del fusto, alto fino a 30cm, foglie strette che lo avvolgono.




Orchis insectifera. Piccola e deliziosa orchidea, che con la sua forma attira gli impollinatori. Le foglioline basali sono verde pallido, e lo stelo delicato, alto al massimo 30cm, porta pochi fiori, al massimo 4-5, di colore marrone vellutato con un centro grigiazzurro. Un tempo presente nei castagneti curati attorno a Porcen, fioriva a maggio. Fioriva, perché da due anni è scomparsa anche dal luogo, a 400m di quota, in cui da anni la vedevo sbocciare. 
 




Symphytum officinale. Consolida maggiore. La pianta dell'immagine è stata trovata a 1000m, a lato di una strada; forse seme presente tra quelli sparsi per inerbire le scarpate. Dalle numerose grandi foglie leggermente tomentose emergono gli scapi fiorali con fiori tubolosi pendenti color giallo pallido. Pianta officinale, era un tempo utilizzata per varie situazioni. Verificata la sua tossicità per il fegato, è ancora impiegata nella preparazione di emulsioni per il trattamento di pelli secche, piaghe da decubito, emorroidi e infiammazioni varie.


Sinapis alba. Anche questa a 1000 metri sul bordo stradale, forse derivante da semi destinati all'inerbimento delle scarpate. Alta 50/60cm, foglie glabre verde cupo; infiorescenza con numerosi fiorellini gialli. Buon commestibile, viene utilizzata per la produzione della senape.



Thesium humifusum. Il fusto sottile e coriaceo nella metà inferiore ha piccole foglie aderenti, poi ramificazioni, via via più brevi salendo verso la sommità, così da dare a questa parte un aspetto piramidale. I fiori bianchi a stella sono sparsi sulle ramificazioni.


 

Silene vulgaris. I teneri germogli di questa piantina vengono cercati la primavera, perché ottimo ingrediente in cucina: nel risotto o lessati, hanno un gusto delicato. Fusti sottili e flessibili, in alto privi di foglie; petali bianchi in fondo a un calice intero a forma di uovo; i bambini di 40'anni fa e oltre giocavano a far "schioppare" i giovani fiori; per questo alcuni chiamavano la pianta bonbéte dei tosatèi.
 

 



Silene alba. Da maggio nei prati fertili. Fiore ben evidente, bianco candido, portato da uno stelo non rigido che può arrivare a oltre un metro d'altezza. Sopra i 600/700m viene gradualmente sostituita dalla Silene dioica, assai simile per forma e dimensioni, ma non nel colore delle corolle, di un rosa più o meno carico. Foglie basali commestibili, quando tenere.


 

 




Aquilegia atrata. Frequenti nelle radure dei nostri boschi e al loro limite ombreggiato coi prati, gli steli di questo fiore emergono dalle erbe mettendo in evidenza i notevoli capolini bruno scuro/violacei. Appartiene alla pericolosa famiglia delle ranuncolacee, quindi è tossica; tuttavia era impiegata dalla "medicina popolare" in numerose situazioni: come sedativo, antisettico, calmante,... Perfino contro la scabbia!


 

 


Vicia sativa. Specie dai vistosi fiorellini rosso violetto, frequente ma non abbondante nei prati freschi a partire dal livello del paese. Arriva a 50cm, ma i fusti flettono facilmente e la piantina si aggrappa agli steli delle altre erbe. Fornisce, con altre leguminose cui si accompagna, un foraggio pregiato.

 


Vicia sepium. Presente, ma non abbondante, in particolare nelle radure, ai margini di boschi e cespugli e nei prati più freschi a tutti i livelli; i fiori sono color rosa violetto con screziature più chiare. Fornisce ottimo foraggio e per questo viene diffusa nelle trasformazioni in prato dei campi.

 


Rumex acetosa. Salonfhìa. Diffusa e presente in tutti i prati coltivati, veniva cercata dai ragazzi che la masticavano per gustare il tipico sapore acidulo. Impiegata, per le proprietà depurativa, nella cura delle affezioni della pelle. Usata anche in cucina per insaporire e per preparare salse.

 

 

Lathirus laevigatus. Le spighe di fiori giallo tenue presto assumono un colore più scuro, quasi color ruggine. Foglie pennate glabre. Presente (non abbondante) nei boschi radi di castagno, su zone caratterizzate da "terra castegnèra" (terre rossastre compatte). I semi, come tutti quelli dei Lathirus, provocano intossicazioni.

 


Antillis vulneraria. I fusti sottili e arcuati recano foglie composte: alla sommità il capolino composto da numerosi fiori sopra una brattea avvolgente. Considerata, nel medioevo, una delle erbe miracolose, veniva raccolta la notte di S. Giovanni. Le sue proprietà disinfettanti consentono sia l'uso interno che per la pelle.
 

 


Aruncus dioicus. Barba di capra. Spàresi salvàreghi. Cresce lungo torrenti e valloni e ai margini dei boschi di montagna. Cresce veloce e quand'è in fiore supera il metro d'altezza. Le spighe di piccolissimi fiori bianco crema sono molto vistose e decorative. I croccanti e morbidi germogli vengono raccolti per essere consumati cotti oppure in risotti o minestre. Una volta cresciuta la pianta diventa tossica, e comunque non sarebbe più commestibile perché assai coriacea. Evitare la frequente confusione con Barba di capra=Actaea spicata.

 

 


Cerastium arvense. I cespi di questa piantina delle cariofillacee diventano macchie bianche al momento della fioritura, da metà maggio. I fusticini esili non reggono il peso dei fiori e si piegano allettandosi in caso di pioggia. I petali bianchi hanno il bordo diviso in due, e linee più scure che partono dalla loro base.

 



Iris graminea. Anche vicino al paese, nelle radure e ai bordi dei boschetti di castagno, carpino, faggio e frassino. Le sfumature di vari colori, nei tre lunghi petali, fan pensare all'iride e han dato il nome al fiore. Le lunghe foglie, più strette di quelle di altri iris, somigliano a quelle delle graminacee.

 



Paradisea liliastrum. Candido giglio, emerge dalle erbe nei residui prati di monte, a quote un po' più elevate rispetto al precedente iris, con cui condivide in parte l'habitat: iris e giglio delle due immagini erano a un metro di distanza. Ma paradisea ama anche i prati aperti di monte. I fusti sono del tutto privi di foglie.



 


Vicia oroboides. Sopra 800/1000 metri, nelle radure dei boschi, in particolare di faggio, nelle forre e nelle scarpate. I fiori giallo chiaro sono protetti, alla base, da un involucro rosso porpora, che copre i boccioli prima dell'antesi. Le piante più robuste possono arrivare a mezzo metro.
 

 


Alchemilla vulgaris. Pianta non molto diffusa, con foglie verde intenso, ama luoghi umidi. Numerosi piccoli fiori gialloverdi in racemi. Erba dalle riconosciute proprietà officinali, in particolare è usata contro infiammazioni d'ogni tipo, sia per uso esterno che in infuso.

 



Dactylorhiza maculata. Orchidea spontanea tra le più diffuse, frequente nelle radure e prati magri e freschi vicini al paese e in alto fino ai prati di montagna. Si riconosce facilmente per le macchie scure sulle foglie;queste sono più ampie e lunghe alla base, sempre più ridotte verso la spiga dei fiori; anche questi costellati di macchie porpora su fondo rosa.


 

 

Hypochaeris radicata. Foglie disposte in fitta rosetta basale, da cui sviluppano, nella seconda metà di maggio (a livello del paese), gli steli privi di foglie con alla sommità una infiorescenza di fiori ligulati. Prima di sbocciare, il bocciolo è reclinato verso il basso. Le giovani foglioline della rosetta basale sono commestibili; la robusta radice (che come le foglie emette latte) veniva tostata per ricavarne un surrogato de caffè.

 



Aegopodium podagraria. Ombrellifera un tempo assai utilizzata in cucina e frequente negli orti, ora ètrascurata, forse perché assai invadente. Ha numerose proprietà medicinali (diuretiche, depurative, ...) ed è commestibile. Ha anche un gradevole profumo. Fiorisce a partire da maggio e preferisce le zone ombrose.

 




Asarum europaeum
. Asaro. Belle foglie reniformi, color verde brillante. Piccoli strani fiori non più alti di 2/3cm, bruni all'esterno e violaceo brunastri all'interno, con tre piccoli petali. Pianta piccante, per questo assimilata al pepe, era un tempo usata come rimedio per le sue proprietà lassative, toniche, espettoranti. Ma tutta la pianta, in particolare le radici, è tossica e ne è stata proibita l'utilizzazione.


 


Leucantemum vulgare. Margherita. Diffusa ampiamente nei prati, in particolare se privi di ristagni. Emerge dalle erbe grazie agli alti esili steli che portano un solo fiore. La margherita ha una notevole varietà di proprietà curative: rilassante, antispasmodica, diuretica, tonica, vulneraria...
 



Vicia cracca. Veccia. Leguminosa (fabacea) diffusa su molti prati, specie se esposti al sole. E' ottima erba per foraggio. Come le piante della famiglia arricchisce il terreno fissandovi l'azoto. Il fusto non è rigido, la veccia si sostiene mediante i viticci in cima a ciascuna foglia; nei prati a prevalenza di veccia le piante si avvinghiano l'una all'altra, ed è facile l'allettamento dell'erba causato da forti piogge o vento.




Crysosplenium alternifolium. Sopra 800m, nelle zone umide e fresche ricche di humus. L'infiorescenza ricorda una euforbiacea, si tratta invece di una sassifraga. Piantina alta sui 10 cm, con piccoli fiori gialli sopra brattee verde giallastre. Si riteneva efficace nella cura delle affezioni della milza, da cui il nome di Erba milza. Foglioline commestibili. La pianta ha anche proprietà lassative.




Myosotis sylvatica. Questi nontiscordardime hanno un color azzurro più intenso e sono un po' più piccoli della varietà presente nei prati e campi vicini al paese, il M. arvensis. Come questa era indicata e usata per curare le affezioni degli occhi.

 


Pinguicola alpina. Piccola pianta di montagna (fino a 20 cm) che con le foglie della rosetta basale, color verde tenue e brillante, riesce a catturare e digerire piccoli insetti. Per meglio mantenere la vischiosità della superficie delle foglie anche la P. alpina preferisce luoghi freschi e umidi.



Viola biflora. Vistosi piccoli fiori gialli, con striature scure nel più largo petalo inferiore. La piantina ama anche le fratture con humus nelle rupi e gli anfratti freschi e umidi. Le foglie sono rotondeggianti o reniformi e gli esili steli recano due o tre fiori. Anche questa viola si usa in cucina, farmacologia e nella cosmesi.

 

FIORI  D'ESTATE FIORI D'AUTUNNO INVADENTI

TORNA

TORNACASA