-1-

 

1.          Note Introduttive

 

La “sociologia rurale”, quale “ramo speciale nell’ambito di

quella complessiva disciplina che è la sociologia senza ulteriori

specificazioni”(1), si è andata sviluppando, inizialmente

negli Stati Uniti, mutuando metodi anche dalla sociologia

urbana preesistente(2).

Inizialmente si pose l’accento sulle differenze e sui

contrasti tra i due tipi di società, rurale ed urbana; esaltando

eventualmente ora l’una, considerata apportatrice di progresso,

di “civilizzazione”; ora l’altra, ritenuta immune dalle piaghe

che affliggono le città.

Oggetto della sociologia rurale sono le istituzioni, i

gruppi sociali, le comunità che partecipano al mondo “rurale”;

quest’ultimo termine va preso nel suo più largo significato

etimologico di “attinente alla campagna”. Sociologia rurale sarà

pertanto non solo sociologia della professione agricola, che

nelle campagne viene in assoluta prevalenza esercitata; ma anche

di tutto l’ambiente rurale, e di quei gruppi sociali che, pur

non potendosi definire “agricoli”, in esso si sono integrati.

Esiste una differenza tra “rurale” e “agricolo”, tra chi abita

la campagna e chi, oltre a risiedere, vi esercita la professione

 

_____________________________________________________

(1)   Beegle J. A. – Sociologia Rurale. In G. Eisermann, trattato di

                          Sociologia.

    Vol. 2.  Marsilio editori in Padova 1965, pag. 289.

 

  (2) Ibidem, pag. 262.

 

 

 

 

                                         -2-

 

agricola, la quale sembra aver portato anche ad uno

sdoppiamento negli interessi della sociologia rurale stessa(1).

      Questa contrapposizione, pur se giustificata da validi elementi,

mi sembra tuttavia non debba essere accentuata, ma se mai

attenuata. “Rurale è chi abita in campagna, agricolo chi coltiva

la terra. Il primo risiede, il secondo produce. L’uno appartiene

alla geografia, l’altro all’economia”, afferma C. Barberis(2)

schematizzando la contrapposizione. Si può tuttavia osservare

che il fatto stesso di risiedere in un certo ambiente implica,

per il residente, un’interazione che può anche essere minima,

ma che tuttavia sussiste, con il tessuto sociale ed economico

ivi esistente, e quindi un contributo alla sua evoluzione e

trasformazione; pertanto anche chi, pur non coltivando la terra,

risiede in campagna, non appartiene esclusivamente “alla

geografia” e non è da considerarsi completamente estraneo al

tipo di società ivi esistente. Ritengo quindi che per la sociologia

rurale sia possibile una visione unitaria, la quale tenga

conto dei vari aspetti della realtà rurale.

    Una teoria, la quale si presti a questa visione unitaria,

e che serva soprattutto ad interpretare l’evoluzione della

società rurale a società urbana, è quella ben nota elaborata da

Sorokin e Zimmermann(3), nota come “continuum ubano-rurale”;

in base ad essa, ad ogni forma sociale si può far corrispondere

un ben determinato grado di ruralità –o di urbanità-,

grado che può mutare nel tempo, evolvendo, in genere, verso

 

_______________________________________________________

 

(1)   Barberis C. –Sociologia Rurale- Edizioni Agricole- Bologna 1973, pag. 1.   

(2) Giorio G.  Organizzazione di Comunità –Marsilio Editori  Padova, 1969, pag. 23.

(3)   Barberis C.  ibidem

(4)   In “Principles of rural-urban sociology” by Sorokin P. and Zimmermann C. C.  New York,

Henry Holt and co, 1931

 

 

 

 

                                                            -3-

 

 

un più elevato grado di urbanità.  E’ implicita, in tale teoria,

una visione evoluzionistica della società, che tenderebbe verso

forme caratterizzate da gradi di ruralità sempre meno elevati.

   Il modo secondo il quale si sono sviluppate le differenze

tra società rurale ed urbana, e le prospettive vengono sempre

descritti da P. Sorokin e C C. Zimmermann(1), i quali avanzano

l’ipotesi che, storicamente,l’andamento della differenziazione

tra i due mondi sia approssimativamente di tipo parabolico:

“Negli stadi iniziali del genere umano o di una singola società la

differenziazione rurale-urbano non esisteva; in seguito apparve,

ma all’inizio era molto piccola e insignificante; continuò a

crescere nei successivi periodi della storia di una società o

dell’intero genere umano; infine, raggiunto il culmine, cominciò

ad essere sempre meno accentuata, sempre meno intensa,

ed ora, in numerosi paesi occidentali, tende a decrescere”.

   Tra i principali elementi che ci inducono ad affermare l’attuale

attenuazione delle differenziazioni, ossia la “rurbanizzazione”,

vanno considerati quelli che facilitano il venir meno

dell’isolamento tra città e campagna, la crescita delle città,

alimentate da correnti di migrazione dalla campagna; la

diminuzione percentuale degli addetti all’agricoltura, la

meccanizzazione dell’attività agricola. I fattori ricordati provocano

 

________________________________________________

(1)  Sorokin P.  , Zimmermann C. c. op. cit. Pag. 160 e segg

 

 

 

                             

 

                                              -4-

 

 

una “urbanizzazione” del mondo rurale e della sua popolazione,

ma esiste anche un processo inverso, provocato dalle migrazioni

dalla campagna alla città: “Milioni di persone nate e cresciute

nel mondo rurale sono emigrate in città; e vi hanno importato

tutte le caratteristiche essenziali della popolazione rurale

e la loro cultura...” (1).

 

 

 

1.2. Considerazioni sulla definizione di società rurale e società urbana

 

    Quanto sopra riferito consente di osservare che le relazioni

e le connessioni tra società rurale e società urbana si sono

sviluppate a tal punto , che oggi ci si potrebbe chiedere se abbia

ancora validità considerare tali società come contrapposte;

i modelli di vita della società urbana vengono gradualmente

accettati dalla società rurale, mentre i mezzi di comunicazione

e di informazione le rendono sempre più vicine, togliendo

il mondo rurale dall’isolamento, che ne era una delle caratteristiche

peculiari. Anche se considerato in prospettiva, tale

problema rimane valido: perché è possibile, ammettendo l’esistenza

attuale di una società rurale distinta dalla urbana, supporre

che quella possa gradualmente scomparire (2).

 

               ______________________________________________

(1)   Sorokin P. , Zimmermann C. c. op. cit. Pag. 615.

                     (2)   Sorokin P.  , Zimmermann C. c. op. cit. Pag. 609

 

 

 

 

                                         

 

                                         -5-

 

   Nella definizione di società rurale e società urbana numerose variabili (1)

devono essere prese in considerazione; tra queste,

ad esempio, il tipo di occupazione della popolazione attiva,

l’ambiente, l’ampiezza delle comunità, la densità demografica,

la mobilità sociale sono alcune delle più importanti. Ma nessuna

di queste variabili, presa singolarmente, è sufficiente a

caratterizzare pienamente tali società, la rurale e l’urbana;

le quali, d’altra parte, possono presentare contemporaneamente

le diverse variabili, naturalmente con intensità differenti a

seconda del grado di urbanizzazione; società rurale e società

urbana possono quindi considerarsi agli estremi di un segmento,

lungo il quale le variabili definitorie assumono determinati valori.

   Consideriamo, ad esempio, due di queste variabili, occupazione

e ambiente (2), cominciando dal tipo di occupazione.

   Nella società rurale la percentuale di popolazione attiva

dedita all’agricoltura risulta di norma notevolmente maggiore

che in quella urbana. Quella dell’occupazione, quando i dati a

disposizione siano rappresentativi, sembra essere la variabile

avente un peso maggiore nella determinazione del tipo di società.

 

____________________________________________________

(1)  Sorokin P.  , Zimmermann C. c. op. cit., capitolo II: “Definition

of Rural and urban Worlds” pag. 13.

        (2)  Sorokin P.  , Zimmermann C. c. op. cit. Pag. 15-16

 

 

 

 

 

                                     -6-

 

   Per quanto riguarda l’ambiente, si potrà affermare che la

popolazione che vive a contatto con la natura, in piccoli centri

o addirittura in abitazioni isolate, ha maggiori probabilità

di appartenere ad un società di tipo rurale, che non

ad una di tipo urbano. Questo non vale per le comunità insediate

nei vasti agglomerati delle metropoli, i cui orizzonti

sono costituiti da masse di cemento, i cui ambienti di lavoro

sono abitualmente dei luoghi chiusi, non campagne o foreste.

Si potrebbe tener conto della avariabile ambiente, in uno studio

sulla ruralità di una società, ad esempio per mezzo della

percentuale di popolazione residente in case sparse.

   Pertanto nello studio di una comunità, volendo misurarne la

ruralità (o l’urbanità), ogni variabile considerata dovrà assumere

un dato valore. Questi valori, opportunamente ponderati e

combinati, forniranno un indicatore che si colloca nel segmento

i cui estremi supponiamo coincidenti con quelli relativi a

società urbana e società rurale ideali.

   L’indicatore può quindi descrivere un insieme continuo di

punti; si passa con gradualità dalle società rurali alle urbane,

e viceversa.

   Con l’utilizzazione di questa definizione risulta semplificato

l’eventuale studio di comunità diverse, tuttavia rimane

sempre problematica la scelta delle variabili dalle quali si

ottengono i valori, la cui combinazione permette di ricavare

l’indicatore relativo alla società esaminata, e quindi la sua

classificazione.

 

 

 

 

 

                       -7-

 

   Si deve pure notare che le variabili utilizzate, oltre a variare

quantitativamente, possono variare qualitativamente. Si

consideri, ad esempio, l’occupazione agricola, in due diversi

censimenti: quello più recente metterà in evidenza, in genere,

una diminuzione del numero di addetti all’agricoltura sia in

valore assoluto che in percentuale, una diversa composizione per

classi d’età ecc.

   Non terrà conto, invece, della “diversità” di un agricoltore

che ha assimilato nuove tecniche di produzione, nuove

conoscenze, forse un nuovo modo di interpretare la realtà.

Il presente studio si colloca nel contesto, delineato nei due

precedenti paragrafi.

 

 

 

2.          Ambito e fini della ricerca

 

 

2. 1.     Oggetto di questa tesi sono due comunità, l’una costituita

dal “Comprensorio di Este”, un insieme di sedici comuni della

“bassa” padovana, in grande prevalenza siti in pianura, in minima

parte in collina; l’altra dalla “Comunità montana feltrina”,

costituita da tredici comuni della parte meridionale della provincia

di Belluno, il cui territorio può senz’altro definirsi montano.

   La costituzione dei “comprensori” e delle “comunità montane”,

va inquadrata nel piano di decentramento amministrativo e di

valorizzazione delle autonomie locali, conseguente all’istituzione

delle regioni. Il “comprensorio” è stato definito una

 

 

 

 

 

                          -8-

 

 

 

“misura territoriale sub regionale adeguata ad una efficiente

articolazione degli interventi”(1) ; questi ultimi vengono chiaramente

definiti nella legge regionale 9 giugno 1975, n. 80, “Norme per la

istituzione ed il funzionamento dei Consigli di Comprensorio”,

la quale stabilisce, all’art. 1:  “(omissis) il territorio

regionale viene ripartito in comprensori, costituenti

gli ambiti territoriali entro cui promuovere e sviluppare, in

cooperazione con gli enti locali:

a) una politica di attuazione della programmazione regionale;

b) un’azione di riequilibrio economico e territoriale;

c) il riordino e la razionalizzazione dell’attività amministrativa

    regionale e locale;

d) il processo di aggregazione fra enti locali anche in funzione      

   dell’attribuzione della delega delle funzioni regionali;

e) la partecipazione degli organismi democratici rappresentativi

   alle scelte politiche della regione”.

 

    Le “comunità montane” rientrano nel programma regionale per

lo sviluppo della montagna, ed i compiti ad esse attribuiti,

coincidono –a parte i problemi specifici, derivanti dalla particolare

situazione geografica- con quelli dei comprensori.

          

          ______________________________________________

(1) In “Veneto Notizie”: Cambiano i confini dentro il Veneto.

Aprile 1975, anno III n. 1, pag. 19.

 

 

 

 

 

 

                                -9-

 

 

Ritornando nel quadro della problematica sociologica cui si

è fatto riferimento nel precedente paragrafo, si considereranno

le modificazioni apportate ai due insiemi di comuni, dalle variabili

osservate; per ciascuna delle due zone si cercherà di svolgere

un’analisi in due direzioni:

1)  si terrà conto delle caratteristiche ambientali delle località

     di residenza della popolazione di ciascun comune;

2)  si esaminerà il tipo di occupazione della popolazione attiva.

 

   Si ritiene che i due gruppi di variabili scelte siano tra

quelle che meglio servono a caratterizzare la ruralità o meno di

una società; e di questa daranno anche informazioni sull’evoluzione

lungo il segmento del “continuum urbano-rurale”, se le consideriamo

in epoche diverse in corrispondenza a vari censimenti.

Sembra attendibile supporre uno spostamento verso forme

caratterizzate da un grado più basso di ruralità.

 

 

 

2. 2. Motivazioni della scelta dei due insiemi di comuni, e delle

        modalità relative al tipo di insediamento e di occupazione

 

   La Comunità montana feltrina ed il Comprensorio estense sono

stati scelti non per mezzo di un’estrazione casuale dai vari

Comprensori e Comunità montane del Veneto; ma si volevano

confrontare i risultati relativi ad una zona di montagna con i

corrispondenti riferentisi ad una di pianura, per riscontrare

eventuali convergenze o difformità nell’andamento dei valori

delle variabili considerate. Perciò si è fatta una scelta ragionata

delle due zone, in modo che esse risultassero –a parte il fatto

di essere l’una di montagna, l’altra di pianura- quanto più

 

 

 

 TORNACASA

 

 

 

                            -10-

 

 possibilmente omogenee riguardo ad altri fattori.  Infatti le

dimensioni delle popolazioni dei due aggregati, almeno inizialmente,

non differiscono di molto  (al censimento 1936 la differenza

è di 305 unità; passa a 7603, pari al 13% della popolazione più

consistente, nel 1971). In entrambe le zone i comuni

gravitano attorno ad un centro guida (i capoluoghi della Comunità e

del Comprensorio, rispettivamente Feltre ed Este), di

dimensioni notevolmente superiori rispetto agli altri comuni;

i due capoluoghi, inoltre, sono paragonabili quanto a dimensioni.

   Per quanto riguarda il tipo di insediamento della popolazione

 residente di ciascun comune, si sono considerate le seguenti tre

modalità:

1)   Popolazione residente nel centro in cui ha sede il municipio,

che per comodità sarà chiamato “capoluogo” del comune;

2)  Popolazione residente in altri centri e nuclei;

3)  Popolazione residente in case sparse.

   Si è ipotizzato che la popolazione residente nelle case sparse

sia, almeno nelle condizioni delle due zone in esame, maggiormente

connessa ad una società di tipo rurale, che non quella appartenente

alle altre due componenti; questo perché, anche nei

piccoli comuni, essa ha non solo maggiori possibilità di essere

addetta all’agricoltura, ma anche per le condizioni di isolamento

cui è soggetta. Vero è però che anche la popolazione dei piccoli

centri può essere strettamente legata ad una società di tipo

rurale: questo soprattutto nelle zone di montagna, dove la residenza

in case sparse comporta maggiori sacrifici che non in pianura.

 

 

 

 

 

                              -11-

  

   Una variazione nella popolazione delle case sparse significherà

quindi, sotto l’ipotesi accettata, variazione del grado

di ruralità della popolazione di cui quella delle case

sparse è una componente.  Si è poi considerata la popolazione

dei centri capoluogo di comune; per la funzione amministrativa

da essi svolta, è richiesta la presenza, che spesso diviene

residenza, di un certo numero di impiegati; l’affluenza di

popolazione agli uffici, rende i capoluoghi un punto di

incontro per la popolazione dell’intero comune e determina

con più facilità il sorgere di attività commerciali. Inoltre il

capoluogo stesso è stato scelto, in genere, tra i vari centri

in funzione della sua importanza, quale centro di attività

industriali o commerciali preesistenti, e nella maggior parte

dei casi ha conservato questa caratteristica. Sembra quindi

naturale supporre, per la popolazione del capoluogo, un

livello di ruralità più basso che per la rimanente popolazione

del comune. Infine, quale classe residua intermedia, si

ottiene la popolazione degli altri centri e nuclei.

   L’andamento della popolazione secondo le tre componenti

considerate, sarà seguito a partire dal censimento del 1936 (1).

   Per il tipo di occupazione si effettuerà la seguente

distinzione: 

 

___________________________________________________

(1)  Le Tabb. 1-13 e 15-30 riportano i dati relativi alle tre componenti,

per ciascun comune delle due zone considerate, ai censimenti 1936,

 1951, 1961, 1971.   Le Tabb. 14 e 31 riportano l’aggregazione dei

precedenti dati.

 

 

 

 

 

                                                      -12-

 

1)   Popolazione residente attiva nel ramo primario (agricoltura e  

      foreste)

2)   Popolazione residente, attiva in altri rami di attività (1).

      Tale distinzione si può ritenere sufficiente, in quanto

interessa conoscere l’andamento della popolazione attiva addetta

al ramo primario; la quale, come si è già osservato,

può essere assunta tra le variabili definitorie della società rurale.

 

 

 

2.3. Riferimenti generali alla distinzione fra comuni rurali e urbani,

       e alle definizioni di località abitate, adottati dall’Istituto

       Centrale di Statistica.

 

    I comuni italiani sono stati classificati dall’Istituto

Centrale di Statistica secondo gradi decrescenti di urbanità(2).

Alla base della classificazione sta implicitamente l’accettazione

della teoria sul “continuum urbano-rurale”. Tale teoria

considera la realtà urbano-rurale nella sua evoluzione

e nelle interconnessioni sempre più strette tra i due mondi,

che non sono più visti come due entità in perenne opposizione;

col termine di “rurbanizzazione” si indica la diffusione delle caratteristiche

della società urbana e della sua cultura nella società rurale,

ed il contemporaneo, pur se meno accentuato, processo inverso.

 

          ________________________________________________

 

        (1) Si vedano le Tabb. 32-37

(2) Si veda: ISTAT, “classificazione dei Comuni secondo le

    caratteristiche urbane e rurali”. Metodi e norme, serie C

            n. 5 – 1963

 

 

                      

 

 

                                          -13-

 

Le variabili considerate nella menzionata classificazione

sono dieci(1). Utilizzando dette variabili, si costruiscono, per

ciascun comune, cinque quozienti(2); ponderando i quozienti comunali,

si costruiscono cinque indici a livello nazionale;

fatti questi uguali a 100, si ricavano pio gli indici relativi

a ciascun comune, che vengono suddivisi in sei classi. Infine,

la media aritmetica delle posizioni (all’interno delle classi) dei

cinque quozienti, per ciascun comune darà valori variabili da

1 a 6, ai quali si fa corrispondere, nell’ordine:

1) Comuni urbani, 2) Comuni “di tipo urbano”, 3) Comuni

semi-urbani, 4) Comuni semi-rurali, 5) Comuni di tipo rurale,

6) Comuni rurali.

 I dati di base per la classificazione dell’ISTAT sono quelli relativi
al censimento del 1951 (sarebbe pertanto utile un aggiornamento)

 ________________________________________________________________

(1) Le dieci variabili sono: 1) Popolazione totale del Comune (P);

2) Popolazione attiva, intesa come forza lavoro (L); 3) Popolazione          

attiva agricola (La); 4) Popolazione attiva impiegata in attività terziarie 

(Ls); 5) Popolazione di età superiore a 14 anni, sul totale (P’);

6) Popolazione fornita di licenza di scuola media (P’e); 7) Popolazione vivente

nel capoluogo (Pc); 8) Totale abitazioni (D); 9) Abitazioni fornite di

acqua potabile di acquedotto (Dw); 10) Abitazioni fornite di servizi igienici (Dh).

(2) Questi i cinque quozienti: q1=(L-La)/L (frazione di popolazione

attiva extra agricola); q2=Ls/P (viene inteso come un indice di terziarizzazione

della popolazione del comune); q3=P’e/P (dà

informazioni sulla scolarizzazione; q4= Pc/P (si veda il paragrafo 2.2);

q5= (Dw+Dh)/(2D).

 

 

 

 

 

 

                   -14-

 

 

   I comuni del Comprensorio di Este, eccettuato il capoluogo,

comune “di tipo urbano”, appartengono tutti alla classe dei comuni

rurali; anche il capoluogo della Comunità montana feltrina è comune

di tipo urbano; gli altri in prevalenza “di tipo rurale”.

    L’esigenza di migliorare la classificazione dell’ISTAT ha

portato a nuovi importanti risultati, soprattutto sul piano

metodologico. Tale esigenza, oltre che dalla necessità di un

aggiornamento, è motivata dal fatto che il procedimento

dell’ISTAT “soffre” dell’inconveniente dovuto alla circostanza

che l’attribuzione di un comune all’ una o all’altra delle sei

classi dipende non soltanto dalle caratteristiche socio-economiche

che lo contraddistinguono, ma anche da quelle che

caratterizzano mediamente la situazione italiana.

   Questa particolarità rende non omogenei i confronti

temporali, poiché, da un censimento all’altro “può verificarsi –e

ciò si è verificato- che il procedere di un comune da una categoria

a quella superiore non venga indicato dai risultati,

per il solo fatto che la sua trasformazione sia stata meno rapida

di quella verificatasi in media per l’insieme dei comuni,

cosa questa che si riflette nello spostamento del valore nazionale”(1).

Per ovviare a tale inconveniente, e poter quindi disporre di

una classificazione che renda possibili anche i confronti

          _____________________________________________________

 

(1) O. Vitali- Società italiana di Statistica – XXVII Riunione

Scientifica – Palermo 29-31 Maggio 1972, CTG 20,

Estratto, pag. 5 e segg.

 

 

                                          TORNACASA

 

 

                         -15-

 

 temporali e la comprensione dell’evoluzione delle unità

primarie –i comuni- sulla scala adottata, sono state utilizzate

delle tecniche statistiche, quali ad esempio i “procedimenti di

classificazione numerica” e la più nota analisi discriminante (1).

I tipi di comune verrebbero ridotti a quattro (urbano,

semiurbano, semirurale, rurale), mentre le variabili

rimarrebbero le cinque già considerate dal’ISTAT. Il primo

procedimento, tendente ad accentrare gli elementi –i comuni-

che si presentino relativamente omogenei, rispetto alle cinque

variabili utilizzate, all’interno di quattro gruppi, risulta

praticamente inattuabile, per l’elevato numero di comuni.

La tecnica dell’analisi discriminante può invece essere

applicata con profitto, anche al caso della classificazione

urbano-rurale dei comuni.

   Occorre ricordare ora la definizione di popolazione residente,

e quella di “località abitate” ai censimenti del 1936 e 1951

e successivi.

   Popolazione residente. Nel censimento del 1936 così viene

definita: “La popolazione residente o legale è costituita

dai censiti aventi dimora abituale nel comune sia che alla data

del censimento vi fossero presenti, o ne fossero temporaneamente

assenti”. Tale definizione viene ripresa, nella sostanza, ai

censimenti del 1951 e successivi.

         _____________________________________________

(1) O. Vitali, ibidem, pag. 6

 

 

 

                         -16-

 

 

   E’ stata considerata la popolazione residente, anziché la

presente, per evitare di tener conto degli eventuali occupanti

di abitazioni isolate, utilizzate quale “seconda casa” da

persone per lo più estranee alla comunità locale..

   Località abitate.  Il censimento 1936 stabilisce che “il

criterio discriminante per riconoscere il carattere di centro

ad un abitato è stato quello della esistenza nello stesso di

almeno un luogo di raccolta ... ove sogliono concorrere gli

abitanti dei luoghi vicini ... prendendo però sempre in

considerazione elementi ambientali... L’entità della popolazione

non è stato elemento esclusivo di decisione, ma è stata presa

in considerazione insieme con gli elementi ambientali...”

   Per “case sparse sono state considerate le case isolate

in campagne e i piccoli raggruppamenti (casolari, fattorie, ecc.)

privi di un luogo di raccolta, a meno che considerazioni speciali

non permettessero di ravvisare in questi luoghi dei centri

nascenti o in via di formazione”. Censimento 1951 e successivi:

“Centro abitato. Aggregato di case contigue o vicine con

interposte strade, piazze e simili, o comunque brevi soluzioni

di continuità, caratterizzato dalla presenza di servizi o esercizi

pubblici determinanti un luogo di raccolta ove sogliano

concorrere anche gli abitanti dei luoghi vicini, per ragioni

di culto, istruzione, affari, approvvigionamento e simili”.

“Nucleo abitato: aggregato di case, con almeno cinque famiglie,

privo del luogo di raccolta che caratterizza il centro”. “Case

sparse: case disseminate per la campagna o situate lungo strade

 

 

 

 

                                           -17-

 

 

a distanza tale tra loro da non poter costituire nemmeno un centro

 abitato”.  Manca, nel censimento del 1936, la definizione di

nucleo abitato. Inoltre la definizione di centro abitato

lascia aperta la possibilità di incongruenze con quella del 1951.

In pratica, però, non si sono osservate delle variazioni notevoli

nella nomenclatura delle località; queste variazioni si sono

avute, in genere, nei censimenti successivi al 1951, provocate

per lo più dallo scadere di taluni insediamenti dal rango di

nuclei a quello di case isolate.

 

 

 

3. Gli  Insediamenti. 

 

3. 1. Andamento della popolazione secondo le tre componenti

osservate, nella “Comunità montana feltrina” e nel “Comprensorio

di Este”   

                                                                                 

   Si osservino le Fig. 1, 2 ed 1A, 2°, che danno rispettivamente

l’andamento della popolazione delle due zone, secondo le

tre componenti considerate, e la ripartizione proporzionale secondo

le stesse.

   Nei comuni della attuale “Comunità Montana Feltrina” il

censimento del 1936 vede al primo posto, quanto a numerosità,

la popolazione dei “centri e nuclei”; seguono le “case sparse”

e infine i “capoluoghi”. Non esistono notevoli squilibri; i valori

percentuali  (Fig. 1A) si distribuiscono su un intervallo abbastanza
ristretto, che va dal 29,22% della popolazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 TORNACASA

 

 

 

                                      -18-

 

residente nei capoluoghi, al 36,42% dei residenti in altri centri e

nuclei, con uno scarto di soli 7,20 punti. La struttura della

popolazione in esame, secondo le componenti desiderate, subisce

una trasformazione al censimento 1951: la popolazione dei

capoluoghi supera quella delle case sparse; l’andamento è

decrescente per le case sparse (-6.632), cresce leggermente per

i capoluoghi (+2.948), più rapidamente per gli altri centri e

nuclei (+10.113). Si può supporre che in questa fase gli abitanti

delle case sparse si siano in parte trasferiti nei centri e nuclei, e nei

capoluoghi dei rispettivi comuni.

   Il censimento del 1961 conferma la tendenza all’abbandono

delle case sparse (-3.717). La popolazione degli “altri centri e nuclei“

è pressoché stazionaria (ciò significa che essa ha perduto

una parte di popolazione, corrispondente all’incremento naturale

ad essa relativo, nel decennio 1951-61). I capoluoghi

registrano un aumento di 462 unità, corrispondenti ad un

 incremento relativo medio annuo(1) di poco superiore al 2%,

quindi molto probabilmente inferiore al ritmo di incremento

della popolazione dei capoluoghi, nell’ipotesi di assenza
di migrazione.

_____________________________________________

 

(1)  Federici N. “Lezioni di Demografia” Terza edizione, Editrice Elia,

Roma, 1965 pag. 65. L’incremento medio annuo (aritmetico) può ottenersi

mediante la formula:

                                                  Pt+s - Pt    

                                      Irm = ───────

                                                (Pt+s - Pt)

                                                 ───── *s    

                                                      2

(dove Pt = popolazione al tempo t; Pt+s =popolazione al tempo t+s).

 

 

 

 

                                         -19-

 

 

   Da notare (Fig. 1A) che il “peso” della popolazione dei centri

e nuclei è aumentato, raggiungendo il 49,71% del totale,

nonostante essa sia rimasta pressoché costante: ciò è dovuto

alla parallela diminuzione della popolazione delle case sparse,

e al lieve incremento di quella dei capoluoghi.

   Il censimento del 1971 evidenzia l’inversione di tendenza,

relativa ai centri e nuclei, del resto prevedibile dopo la stasi

già notata: la diminuzione è consistente (-8.486). Continua

pressoché invariato il decremento nella popolazione delle case

sparse (-3.676), compensato dalla crescita (3.698) nei capoluoghi.

Questi raggiungono ormai il 43,68% del totale; centri e nuclei scendono

al 42,53%, case sparse a 13,79%. Quindi l’iniziale

equilibrio fra le tre componenti si è rotto; gli abitanti

delle case sparse si sono ridotti a poco più di un terzo

della cifra iniziale, nel 1936.

   Comuni del “Comprensorio di Este”. La popolazione dei comuni

che attualmente costituiscono il Comprensorio di Este risultava, al

censimento del 1936, suddivisa nelle seguenti proporzioni: case

sparse 68,98%; capoluoghi 20,90%; altri centri e

nuclei 10,12% (Fig. 2 e 2A). Le tre componenti hanno pertanto

un peso molto diverso tra loro: non c’è quindi equilibrio

nella ripartizione della popolazione al momento iniziale della

osservazione. Nel 1951 tale squilibrio si è attenuato, per

la flessione del numero di abitanti delle case sparse (-9.512)

e il parallelo incremento nella popolazione dei centri

capoluogo (+3.565) e degli altri centri e nuclei (+7.295).

 

 

  

 

 

 

 

 

                                      -20-

 

 

   Il censimento del 1961 vede confermate le tendenze precedenti,

con il continuo calo della popolazione delle case sparse e

l’incremento, pur se meno rapido,dei capoluoghi. Per

gli altri centri e nuclei si ha invece un’inversione di tendenza:

si registra infatti una diminuzione di 2.375 unità. Il

decremento si protrae anche nel decennio successivo, sia per

la popolazione delle case sparse, che per quella dei centri e

nuclei (rispettivamente -4.715 e -635), mentre più rapido si fa l’incremento

per i capoluoghi (+3.007, contro +108 del decennio precedente).

Il censimento del 1971 vede quindi una situazione

più equilibrata nella struttura della popolazione secondo

le tre componenti prese in esame: si va dal 21% dei centri e nuclei,

al 39,17% dei capoluoghi, e al 39,83% delle case sparse.

Da notare che la popolazione dei capoluoghi, con un “trend”

costantemente crescente, si avvia a superare quella delle case

sparse, in costante flessione; quest’ultima, con una diminuzione

di 23.238 unità, si è ridotta di oltre il 50% rispetto al 1936.

 

 

3.2.  Confronto tra la struttura e l’andamento della popolazione

        della “Comunità montana feltrina” e del “Comprensorio di

        Este” secondo le medesime componenti.

 

        Le Fig. 1A e 2° danno un’immagine dell’evoluzione delle

popolazioni della “Comunità montana feltrina” e del “Comprensorio

di Este”, secondo le tre note modalità di residenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

                                             -21-

 

 

   Anzitutto si noti il diverso “peso” attinente alla popolazione

delle case sparse: si va dal 34,36% al 13,79% del totale

(con una diminuzione di 20,57 punti in percentuale) nella Comunità

montana, dal 68,98% al 39,83% (diminuzione di 29,57 punti) nel

Comprensorio Estense. Questo è senz’altro dovuto alle

differenze ambientali e climatiche; le asperità del terreno,

nonché le abbondanti precipitazioni nevose invernali, rendono

più disagevole la vita nelle case sparse dei comuni di montagna,

che non in quelle dei comuni di pianura. Di conseguenza

sarà maggiore, nella comunità montana, la proporzione degli

abitanti dei centri e nuclei, dato che la proporzione di popolazione

residente nei centri capoluogo, non differisce in modo

rilevante per i  due insiemi di comuni.

   Se si osservano (Fig. 1 e 2) i “trends” relativi alle tre

componenti, per le due zone, senza tener conto della diversità

di struttura, si nota una sostanziale analogia: popolazione

residente in case sparse costantemente decrescente, popolazione

residente nei centri capoluogo in lieve costante aumento,

più accentuato nell’ultimo decennio. La popolazione degli altri

centri e nuclei, ad un’iniziale fase di crescita in entrambe le

zone,  fa seguire un decremento lieve e costante nel

“Comprensorio di Este”, una stasi seguita da un rapido calo

nella “Comunità montana feltrina”.

   La diminuzione della popolazione residente in case sparse,

solo al censimento del 1951 è compensata dagli incrementi fatti

registrare dalle altre due componenti.

 

 

  

 

 

 

 

 

                                        -22-

  

 

   Il censimento del 1961 segna una diminuzione di 3.717 unità

(sulle 15.585 del 1951) per la Comunità, di 12.278 per il

Comprensorio (sulle 35.315 del 1951). Il 1971 vede la situazione

capovolta, con 8.464 unità in meno per la Comunità, 2.343 per

il Comprensorio  (Fig. 3).

   L’andamento simile registrato in due zone geograficamente

differenziate, fa supporre l’azione di fattori comuni, che

agiscono su una società afflitta da problemi economici e sociali

analoghi. L’industrializzazione del Paese a partire dagli

anni ’50, il fabbisogno di manodopera in altri paesi,

accompagnato dalla mancanza di nuove iniziative a favore

dell’economia locale, sia agricola sia industriale, l’isolamento,

la coscienza della possibilità di una esistenza meno dura altrove,

sono alcuni fattori che provocano l’esodo massiccio il quale,

come si è visto, avviene in modo particolare a carico degli

abitanti delle case sparse (1) (2).

   La realtà è però più drammatica di quella di quella evidenziata dalle

cifre ricavate dai censimenti, riferite alla popolazione

residente; infatti numerosi emigranti, trasferiti all’estero,

_______________________________________________________

 

(1)    Vian F.  “Le cause strutturali dell’emigrazione nel Veneto

Estratto da “Atti della Conferenza regionale dell’emigrazione”

Verona , 29-30 luglio 1974. Si veda in particolare a pag. 3.

(2)    Golini A.  “Le prospettive storiche e territoriali

dell’accrescimento demografico dei centri urbani”.  In “Le

migrazioni interne in Italia”  Scuola di Statistica dell’Università.

Firenze 1967.

 

 

 

 

 

 

                                             -23-

 

 

figurano residenti nel comune da cui sono partiti, anche dopo

parecchi anni.

   Questo esodo massiccio(1) e per lo più definitivo, che

coinvolge in maggior proporzione la popolazione attiva ed in classi

di età non avanzate, provoca la rottura del tessuto sociale

tradizionale, il cui presupposto economico era dato da una

agricoltura rivolta essenzialmente all’autoconsumo, e condotta con

metodi antiquati. L’abbandono della campagna provoca la

necessità di una ristrutturazione delle aziende che rimangono

in vita, le quali, con un numero di addetti inferiore,

dovranno mettere a coltura appezzamenti di terreno non meno

estesi. Ne consegue la necessità di ricorrere a mezzi meccanici,

e l’adozione di metodi scientifici, per la conduzione delle

aziende, con le implicazioni e le trasformazioni connesse,

nell’agricoltore stesso e nei suoi collaboratori: una maggiore

istruzione, che permetta la padronanza di nuove tecniche, le

relazioni con enti o organismi che diano validi consigli sul tipo

di coltura o di impianti da adottare; la partecipazione a cooperative

o consorzi di sviluppo ecc.

   Viene così a perdere d’importanza quella che era una delle

caratteristiche del mondo rurale, l’isolamento. L’integrazione

tra i vari settori, tra cui l’agricoltura, operata dall’economia

di mercato, e la larga diffusione dei mezzi di comunicazione

contribuiscono, tra gli altri fattori, a rendere sempre

_______________________________________________

(1)  Giorio G.   Op. cit. pag. 10 e segg

 

 

 

 

                                      -24-

 

 meno lontani i problemi tradizionalmente specifici delle società

rurali e delle urbane, per le quali esiste ormai una piattaforma

di problemi comuni.

   Ma esiste un altro aspetto, connesso allo spopolamento di

molte zone soprattutto montane, letteralmente abbandonate dalla

popolazione: terreni incolti, interi nuclei di abitazioni in rovina,

generale degradazione dell’ambiente con riflessi significativi

anche di tipo ecologico.

 

 

3.3.   Possibili conseguenze degli andamenti osservati, sotto l’aspetto

         urbano-rurale.  

 

   Si è ricordato che la percentuale di popolazione residente

nelle case sparse, può essere riguardata come una delle variabili

che concorrono alla definizione di ruralità e urbanità

di un determinato insediamento umano, qualora naturalmente non

si sia in presenza di fenomeni, quale ad esempio la fuga dai

centri storici delle grandi città da parte della popolazione

che vuole sfuggire alla vita caotica (ed ha la possibilità di farlo),

e può ricercare quindi la calma di abitazioni isolate,

ma non troppo lontane dalle metropoli stesse, dove rimane il

centro dell’attività economica; queste non sono le condizioni

dei due aggregati di comuni che si sta studiando, pertanto si

ritiene valida l’ipotesi avanzata.

   Si può costruire, per le due comunità, un indice, relativo

alla popolazione residente in case sparse, operando in questo

 

 

 

 

 

 

 

                                         -25-

 

 

modo: indicata con tPs la popolazione nelle case

sparse al censimento effettuato nell’anno t e con tP la

popolazione totale allo stesso censimento, si ottengono le seguenti

due serie di “indici di decentramento”

1) Comunità montana feltrina:

 

36Ps                     1Ps                   61Ps                   71Ps                                  

—— =34,36%;   —— =21,93%;    ——  =17,52%;  —— =13,79%36                    51                    61P                     71P                                     

                                                                                                                                                                                            

 

 

2)  Comprensorio di Este:

 

 

 36Ps                      51Ps                   61Ps                     71Ps                    

—— =68,98%;     —— =53,25%;   ——  =46,81%;     ——  =39,83% .                    

 36P                       51P                     61Ps                     71Ps              

 

 

   L’andamento, evidenziato anche dalle Fig. 1A e 2A, è decrescente

per entrambe le serie. La popolazione residente delle 

case sparse del Comprensorio di Este si è infatti dimezzata,

nel periodo considerato; quella delle case sparse della Comunità

montana feltrina si è ridotta a poco più di un terzo della

iniziale.

   Questo significa che, sul segmento che rappresenta il "continuum

urbano-rurale”, la variabile ha assunto valori via via più

lontani da quello ipotizzabile per una società rurale,  nella

quale tutta la popolazione fosse residente in case sparse.

 

 

 

 

 

 

                                          -26-

 

 In base alla ipotesi accettata (1), in base alla quale la

popolazione residente in case sparse è associata ad società

di tipo rurale, l’andamento della variabile in esame confermerebbe

quindi, sia per il Comprensorio di Este che per la Comunità

montana feltrina, una diminuzione del grado di ruralità.

 

 

 

3.4.   Riferimenti ai problemi relativi alla costruzione di rapporti

         di concentrazione, per i comuni della “Comunità montana   

         feltrina” e del “Comprensorio di Este”.   

 

 

Per i due aggregati di Comuni si sono costruiti i rapporti

di concentrazione(2) (3) relativi ai censimenti esaminati.

Si è considerata la concentrazione nei comuni, anziché quella nei

centri; infatti l’andamento secondo le tre componenti, visto

nei precedenti paragrafi, può essere sufficiente a fornire,

almeno intuitivamente, informazioni sulla concentrazione

relativa ai centri.

   La popolazione di una zona, con riferimento ai comuni della

medesima, si dirà tanto più concentrata, quanto più è elevata

         ______________________________________________

 

(1)  Paragrafo 2. 2.

(2)  Lucrezio G.  “Il fenomeno urbano”  ed. AVE, Roma 1970,

       pag. 155 e segg.

(3)  Ascolani A.   “Sulla concentrazione della popolazione italiana

presente ai censimenti 1861-1971” in Atti della XXVIII  Riunione

         Scientifica S:I:S: Vol. II Tomo II, Padova, 1975   

 

 

 TORNACASA

 

 

 

 

                                                   -27-

 

 

la percentuale di essa che vive nei comuni più popolosi.

   Una misura della concentrazione è fornita dal rapporto di

concentrazione R (1). La formula utilizzata per il calcolo di R

è la seguente:

                                R =   ∆  ;

                                       2M

                                           

                                                    ∆=   ∑δi    

                                                          n(n-1)       

 

                     è la “differenza media senza ripetizione” 

                      delle popolazioni dei comuni considerati, in

                     numero di n.

                     M = media aritmetica degli abitanti dei comuni stessi.

    Il valore massimo di  ∆ è 2M; in tale ipotesi, affatto teorica

 in questo caso, la popolazione sarebbe concentrata in un solo

comune, e risulterebbe R = 1.  Se si suppone invece che la

popolazione sia equidistribuita fra i comuni, risulta ∆ = 0,

per cui R = 0.

   R dà la misura dello scostamento della distribuzione dei

comuni di ciascun aggregato, secondo la popolazione ad essi

relativa, dalla retta di equidistribuzione.

   Si sono ottenuti i seguenti rapporti:

 

 

1936

1951

1961

1971

C. M. feltrina

0,3751

0,3953

0,4287

0,4612

Comp. Este

0,3163

0,3323

0,3818

0,4368

 

 

 

       ______________________________________________________

 

(1) Boldrini M.  “Statistica. Teoria e metodi”, Milano, Giuffrè
1963, pag. 668 e segg., in particolare pag. 688.

 

 

 

 

 

                                   -28-

 

 

 

3. 5.  Cartogrammi

   Per le due zone sono stati costruiti dei cartogrammi, che

sintetizzano la situazione della popolazione residente in case

sparse ai censimenti del 1936, cui corrisponde il massimo,

e del 1971, cui corrisponde il minimo delle proporzioni di

residenti in case sparse, relative a ciascun comune. La distanza

tra le linee è legata alle proporzioni stesse, di modo che

risultino più “bianchi” i comuni ove una parte più elevata

di popolazione risiede in case sparse.

Più precisamente, per i comuni della Comunità montana feltrina,

ad una distanza di un mm, corrisponde una proporzione di residenti

in case sparse inferiore al 10%; a due mm una proporzione

inferiore al 20%; e così via. Per i comuni del Comprensorio

di Este si è dovuto adottare un criterio lievemente diverso,

a causa delle alte percentuali relative ai comuni di questa

zona; così alla distanza di un mm. corrisponde una

proporzione inferiore al 20%, etc.

   Il confronto va fatto quindi, per le due epoche, all’interno di

ciascuna zona.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 TORNACASA

 

 

 

                                          -29-

 

 

4. L’occupazione in Agricoltura

 

4.1.  Gli addetti al ramo primario dal censimento del 1951 al censimento del 1971

 

 

   L’andamento della popolazione attiva nell’agricoltura, viene a

confermare le affermazioni fatte sulla distribuzione della

popolazione, a seconda del tipo di insediamento, con riguardo

all’abbassamento del grado di ruralità dei due insiemi di

comuni esaminati.

   I dati dei censimenti della popolazione mettono in evidenza

il netto decremento,sia in valori assoluti che in percentuale,

della popolazione occupata nel settore primario, sul totale della

popolazione attiva: si scende dal 38,57% nel 1951, al 13,68%

nel 1971 nella “Comunità montana feltrina”; dal 58,40% al

22,75% nel “Comprensorio” di Este. Tali dati devono però

essere presi con precauzione; essi sono relativi alle persone che

dichiarano “attività principale“ quella agricola, mentre escludono

sia coloro che, per limiti di età, non vengono classificati

tra la popolazione attiva; sia coloro che dell’agricoltura

fanno la loro seconda attività. I primi hanno un notevole peso

sotto l’aspetto socio-rurale, in quanto sono portatori

di una cultura che tende a contrapporsi alle nuove “mode”,

affermando i valori della tradizione; in genere sono dei pensionati,

non solo ex-agricoltori. Gli altri rappresentano il “trait-d’union”

tra i due tipi di società, l’industriale e la rurale; sono

numerosi in genere nei comuni che gravitano attorno a centri

industriali e commerciali: per essi l’attività agricola

rappresenta una preziosa fonte aggiuntiva di reddito.

   Perciò, se è pur vero che si può confermare una riduzione del

“livello di ruralità”, sembra tuttavia logico sostenere che tale

abbassamento non sia così drastico, come apparirebbe dalla

riduzione degli addetti al ramo primario, nei censimenti considerati.

A sostegno di queste ipotesi, si osservino i dati delle tabelle

 

 

 

 

 

 

                                          -30-

 

 33B e 36B. La Tab. 33B riporta, per la “Comunità montana feltrina”,

il numero dei “coltivatori diretti”, cioè di agricoltori che

conducono in proprio l’azienda, che nel 1971 hanno versato

regolarmente i contributi.

   Anche senza tener conto dei lavoratori agricoli dipendenti,

aventi del resto un peso non rilevante, rispetto alla categoria ricordata,

si nota la divergenza fra questi dati, e quelli relativi al

censimento, che ne rappresentano poco più di un terzo.

   La differenza notata è dovuta in parte al fatto che lavoratori

stagionali ed emigranti, per ragioni di sicurezza sociale,

rimangono iscritti nelle liste dei coltivatori diretti, nondimeno,

viene messo in evidenza un peso del mondo rurale, che non

traspare dai dati del censimento.

   Per la Tab. 36B (1) , relativa al “Comprensorio di Este”, si

possono fare le medesime osservazioni; in questo caso la differenza

fra i dati S.C.A.U. e ISTAT non è così forte come nel caso precedente.

   In definitiva, la variabile “occupazione agricola”, una misura

della quale potrebbe essere la percentuale di addetti nel settore

dell’agricoltura e foreste, sembra sovrastimare la deruralizzazione

delle due zone considerate, quando i dati di base siano quelli

relativi ai censimenti della popolazione.

 

4. 2.   L’occupazione femminile

 

   Può essere interessante soffermarsi brevemente sulla

“condizione femminile”, in particolare con riguardo all’occupazione

nella “Comunità montana feltrina” e nel “Comprensorio di Este”.

   Nella “Società rurale tradizionale” il ruolo della donna è

    _______________________________________________

 

(1)  Per la costruzione delle Tab. 33B e 36B le fonti utilizzate sono S.C.A.U.

Belluno per la “Comunità montana feltrina”;

S.C.A.U. Padova per il “Comprensorio di Este”.

 

 

 

 

 

                                     -31-

 

 

“subordinato”; esso consiste principalmente nell’allevamento dei

figli, nella loro educazione conforme ai principi morali e religiosi

tradizionali, e nella conduzione della vita domestica; partecipa

anche attivamente alle fatiche dei campi, ma normalmente

non ha la facoltà di prendere decisioni, all’infuri dell’ambito

domestico. E’ evidente che il cambiamento di queste condizioni

provoca dei mutamenti fondamentali all’interno della

società rurale, perché ne sconvolge uno degli istituti, la famiglia.

Oggi non esiste più, nelle due zone considerate, la famiglia

patriarcale tradizionale.

   Il problema che interessa ora, è di vedere se delle variabili

che possono essere assunte come indicatori della “emancipazione

femminile” –nel nostro caso l’occupazione femminile-

possano misurare anche l’evoluzione di una società verso

forme più urbanizzate.

   Anzitutto occorre verificare come la variabile “occupazione

femminile” (extra domestica, e non agricola) sia strettamente

connessa con l’emancipazione, intesa come “il processo

socio-culturale di liberazione dai limiti e dagli ostacoli istituzionali

che si frappongono a che la donna partecipi pienamente al

sistema sociale del suo tempo, secondo le sue particolari qualità,

ma con posizioni equivalenti a quelle dell’uomo” (1).

   E’ evidente che tale definizione rivendica, anche sul piano

economico e professionale, l’equiparazione dei diritti

dell’uomo e della donna. Liberalismo ed illuminismo, e quindi

socialismo, hanno fornito i supporti ideologici al processo di

emancipazione femminile; i teorici del socialismo, in particolare,

hanno dato un peso fondamentale all’aspetto economico della

“questione femminile”: “L’emancipazione della donna e la sua

 

__________________________________________________

(1) Ardigò A., “Emancipazione femminile ed urbanesimo”,

     Morcelliana ed., Brescia, 1974, pag. 10.

 

 

 

 

                                     -32-

 

 equiparazione all’uomo è, e resta, impossibile finché la donna

sarà esclusa dal lavoro sociale produttivo e rimarrà limitata

al lavoro domestico privato” (2).

   Benché l’emancipazione femminile non si riduca al solo fattore

delle conquiste economiche e professionali, tuttavia esso

costituisce uno dei presupposti fondamentali dell’emancipazione

stessa; la quale deve considerarsi un processo globale, riguardante

quindi anche la sfera familiare.

   In particolare si assiste alla rivalutazione del lavoro domestico,

sempre più inteso quale sostituto di servizi sociali, il cui

costo diviene sempre più alto; quindi, anche il lavoro domestico

viene ad essere “lavoro sociale produttivo”.

   La rivalutazione del ruolo domestico della donna, porta quindi

al superamento delle posizioni classiche del liberalismo e

del socialismo, che avevano in comune il proposito di affrancare

la donna dalla “totale soggezione domestica”(3) ; d’altra parte,

però, comporta il rischio di un nuovo isolamento.

Pertanto la connessione tra occupazione (extra-domestica e non

agricola), ed emancipazione femminile, tenendo presenti queste

ultime considerazioni, diviene più problematica; ma è da notare

che questo “ritorno familistico del nuovo ceto medio inurbato”

avviene “in larghe aree metropolitane di più recente sviluppo

industriale in Europa e Nord America”(4); si può quindi

ragionevolmente supporre che le due zone in esame siano soggette

solo marginalmente a tale fenomeno, ritenendo ancora valida

la connessione tra occupazione extra-domestica e non agricola
ed emancipazione.

______________________________________________________________

(2)  Engels F.  “L’origine della famiglia, della proprietà privata

       e dello stato”,  Ed.  Rinascita, Roma, 1953, come riferito

       da A. Ardigò, op. cit., pag. 31.

(3)   Mill J. S., “Principles of Political Economy”, London, 1848.

       In A. Ardigò, op. cit., pag. 29.

(4)  Ardigò A., op. cit., pag. 39.

 

 

 

 

 

                                         -33-

 

    Vari studi e ricerche(5) hanno poi messo in evidenza la

relazione intercorrente tra emancipazione ed urbanesimo –inteso

come aumento della popolazione della città dovuto all’immigrazione-

(che costituisce il presupposto dell’urbanizzazione, cioè della

diffusione dei modi di vita cittadini anche fuori dell’ambito

urbano); è stata osservata una tendenza della popolazione

femminile a prevalere numericamente sulla maschile nelle

città, essendo ciò anche dovuto alla prevalenza di popolazione

femminile tra gli immigrati; tale superiorità sarebbe dovuta

soprattutto alla volontà delle giovani, abitanti in zone rurali,

di emanciparsi; il che sarebbe ritenuto più facile nelle grandi

città, ove maggiori sono le possibilità di impiego, e del

tutto assente il controllo sociale del “vicinato”. Una ricerca

di C. Barberis, da cui risulta l’avversione delle giovani di

campagna a sposare degli agricoltori(6), confermerebbe

tale fenomeno.

   Si può quindi far corrispondere, nelle zone considerate,

all’aumento della percentuale di popolazione attiva femminile

sul totale, una deruralizzazione. Occorre tuttavia distinguere le

componenti di questo aumento; vedere se esso è dovuto principalmente

ad un incremento nel settore agricolo, o negli altri settori;

nel secondo caso si potrebbe più propriamente supporre

connessa a tale aumento l’urbanizzazione; tenendo naturalmente

presente che anche nelle forme di società più urbanizzate,

l’occupazione femminile non va oltre certi livelli.

   Osserviamo i dati relativi alla “Comunità montana feltrina”(7).

I tre censimenti segnano un aumento costante, se pur lieve,

della percentuale di donne, sulla popolazione attiva totale:

_______________________________________________________

(5)  Ibidem pag.13.

(6)  Barberis C., “La bilancia matrimoniale dei ceti agricoli

      La previdenza sociale in agricoltura, Maggio-Agosto 1963.

(7) Tab. 32, 33B, 34 con riferimento alla “Comunità montana feltrina”.

      Tab. 35, 36B, 37 per il “Comprensorio di Este”.

 

 

 

 

 

                                    -34-

 

 dal 25,05% nel 1951, al 27,33% nel 1971. Se guardiamo alla

popolazione femminile addetta al ramo primario, vediamo che,

nonostante la diminuzione in valore assoluto, il suo peso nel

totale degli addetti al ramo primario aumenta, passando dal

23,43% al 28,52%; si ha quindi una “femminilizzazione”(8) della

attività agricola.

   La percentuale di popolazione femminile addetta all’agricoltura,

sul totale della popolazione attiva femminile, subisce

una drastica riduzione: si passa dal 37,05% del 1951, al 5,23%

nel 1971. Possiamo ancora affermare, in base a tali risultati, una

diminuzione nel grado di ruralità della comunità studiata.

   Sotto certi aspetti, i dati dei censimenti per il “Comprensorio

di Este” danno risultati divergenti. La popolazione attiva

femminile passa dal 23,18% nel 1951 al 25,17% nel 1971, della

popolazione attiva totale. La tendenza all’aumento, pur se

lieve, è confermata. La popolazione femminile addetta alla

agricoltura passa dal 23,58% all’11,85% del totale addetti al

settore: non si verificherebbe, in questo caso, il fenomeno della

femminizzazione delle attività agricole.

   Raffrontata al totale della popolazione attiva femminile, quella

addetta al settore primario dà i seguenti valori: 59,58% al 1951;

35,65% al 1961; 10,71% al 1971; valgono pertanto le conclusioni

affermate per la “Comunità montana feltrina”.

   I dati S.C.A.U. già ricordati offrono, per il 1971, risultati molto

divergenti, anche con riguardo alla composizione per sesso

degli addetti all’agricoltura: la percentuale femminile sarebbe

infatti dell’ordine del 50% in entrambe le zone.  E’ probabile

che i dati del censimento sottostimino la popolazione femminile,

agricola, classificandola almeno parzialmente nelle “casalinghe”;

_______________________________________________________

(8)   Giorio G.,  Op. cit., pag. 18.

 

 

 

 

 

                                 -35-

 

mentre, per le ragioni già osservate al precedente paragrafo, i dati S.C.A.U.

la sovrastimerebbero.

   L’esame dell’occupazione femminile, nelle due zone, ai censimenti

1951; 1961; 1971 mette quindi in evidenza i seguenti andamenti:

 

      1)  lieve incremento della percentuale femminile, sulla popolazione

           attiva totale;

      2)  forte diminuzione della frazione di popolazione attiva

           femminile, dedita all’agricoltura;

      3)  dati discordanti, per le due zone, sulla femminizzazione

           dell’attività agricola. Questo fenomeno, tuttavia, è attendibile

           anche per il “Comprensorio di Este”; infatti i dati S.C.A.U.

           forniscono valori non molto divergenti, per quanto riguarda la

           composizione per sesso dei “coltivatori diretti”:

           54,46% e 50,32% di donne, rispettivamente nella “Comunità

           montana feltrina” e nel “Comprensorio di Este”.

 

   Occorre anche rilevare che la “sovrastima” di cui si ritengono

affetti i dati S.C.A.U. è imputabile più alla componente maschile

che non alla femminile; infatti emigranti, lavoratori stagionali

che rimangono iscritti nelle liste dei coltivatori diretti, sono

in prevalenza maschi, mentre alla donna rimane il

peso della conduzione dell’azienda, coadiuvata eventualmente

dai figli, oltre alle consuete attività domestiche.

   I fattori messi in evidenza fanno comprendere il nuovo

ruolo che va assumendo la donna, in contrasto con quello

tradizionalmente proprio di una società rurale, anche nelle

due zone esaminate.

 

 

  

 TORNACASA

 

 

 

                                           -36-

  

5.  Considerazioni conclusive

 

5. 1.  I risultati ottenuti per le variabili considerate concordano

nell’indicare un abbassamento del livello di ruralità, sia

per la “Comunità  montana feltrina”, sia per il “Comprensorio

di Este”.

   Si sono date anche delle misure, per ciascuna di queste variabili;

il passo successivo potrebbe essere costituito dalla

loro aggregazione in un unico indice. Il numero limitato di

variabili considerate invaliderebbe tuttavia la costruzione di un

tale indice. Ci si è quindi limitati alle deduzioni tratte dall’esame

delle grandezze considerate singolarmente.

   L’andamento della popolazione attiva nel ramo primario, per le

due zone, rispecchia un fenomeno ben noto e generalizzato.

Più interessante la convergenza notata per la distribuzione

della popolazione secondo le tre note componenti residenziali:

risulta, in particolare, che la diminuzione della popolazione,

nei due insiemi di comuni, sembra principalmente dovuta alla

riduzione della popolazione residente in case sparse.

   Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettati, poi, la

diminuzione della popolazione è stata più forte nella zona di

pianura, che in quella di montagna (Tab. 38, Tab. 39 e Fig. 3).

   Il saldo passivo tra il censimento del 1936 e quello più recente,

dà valori di -13.273 unità per la zona di pianura, di  -5.365

unità per quella di montagna (I saldi sono paragonabili in

valore assoluto, dato che le due popolazioni al 1936 hanno

la stessa dimensione).

   Osservando la Fig. 3, si nota tuttavia un diverso andamento

della popolazione totale. Nell’attuale “Comprensorio di Este”

si ha un lieve incremento dal 1936 al 1951 (+1348): aumento

senz’altro inferiore a quello che si sarebbe avuto, in assenza di

 

 

 

 

 TORNACASA

 

 

 

 

 

                                                   -37-

 

emigrazione. Il decennio 1951-1961 vede una diminuzione di 12.278

unità, in esatta corrispondenza al periodo di più rapida trasformazione

economica del paese. Nel decennio successivo il saldo passivo

si riduce a 2.343 unità. I comuni della attuale “Comunità  montana feltrina”

vedono tra il 1936 ed il 1951 un aumento di 6.422

unità; l’emigrazione definitiva, quindi, in tale periodo,  non

sembra essere stata consistente; tra il 1951 ed il 1961 la

popolazione diminuisce di 3.330 unità; ed il decremento si

accentua, arrivando a 8.464 unità nel decennio successivo. E’

possibile che le condizioni di isolamento, più accentuate nella

zona montana, abbiano avuto un notevole peso nel determinare

queste diversità di comportamento, nei riguardi dell’emigrazione ,

provocando una posticipazione della medesima.

 

5. 2.  Relazioni esistenti tra la variabile “popolazione residente in case 

         sparse” ed altri indici relativi ai comuni delle due zone esaminate

 

Per una verifica empirica della connessione tra le variabili

considerate, per ciascun comune della “Comunità  montana feltrina”

e del  “Comprensorio di Este” è stato utilizzato l’indice di

cograduazione di Spearman(1).

___________________________________________________

(1)  Boldrini M., op. cit. pag. 1130-1131.

       L’indice –o coefficiente- di Spearman viene definito per mezzo                          

       della seguente formula:

 

 

            r =    1 -  6 ∑i (di)2     (i=1, ...,n)       -1 ≤ r ≤ 1

                             n(n2-1)

 

      di sono le differenze fra i posti occupati nelle graduatorie

      (ordinate nello stesso senso) relative ai due fenomeni osservati; n il

      numero di tali differenze. Esso coincide con il

      coefficiente di correlazione applicato alle graduatorie. Viene    

      impiegato quando interessa il modo secondo il quale si associano

      le modalità di due caratteri, più che le grandezze corrispondenti.

 

 

 

 

 

 

                                                -38-

 

   La variabile “popolazione residente in case sparse”ad un dato

censimento, quantificata per ciascun comune per mezzo delle percentuali,

è stata ordinata in valori decrescenti, ai quali sono

stati associati i relativi numeri d’ordine; in corrispondenza

sono stati esaminati tre indicatori, noti dallo studio del

prof. F. Vian su “Le cause strutturali dell’emigrazione nel

Veneto”(2): la frazione di popolazione attiva in attività primarie, al

censimento del 1971; l’“indice presenza infrastrutture servizi

sociali per 1000”; ed infine il “tasso medio annuo movimenti

migratori 1951-1971 per 1000 abitanti”. Anche per questi

indicatori si è proceduto a porre i valori in serie ordinate,

per far loro corrispondere i rispettivi numeri d’ordine, e

rendere possibile il calcolo dell’indice di cograduazione.

I risultati ottenuti vengono riassunti nel seguente prospetto:

 

 

 

Comunità

montana

feltrina

Comprensorio

di

Este

Popolazione residente in case sparse

r1

Popolazione attiva in attività primarie

 

0,00

 

0,32

Popolazione residente in case sparse

r2

Indice presenza infrastrutture servizi

 

-0,35

 

-0,31

Popolazione residente in case sparse

r3

Tasso medio annuo movimenti migratori

 

-0,23

 

 

0,09

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

___________________________________________________________________

(2)  Vian F., op. cit., p. 9

 

 

 

 

 

 TORNACASA

 

 

 

 

                                             -39-

 

 

   Gli indici relativi alla relazione tra frazione di popolazione

residente in case sparse, da una parte, e popolazione attiva

in attività primarie (calcolato per il 1971), nonché “tasso

medio annuo movimenti migratori 1951-1971” (in corrispondenza,

si sono considerate le proporzioni di popolazione residente in

case sparse al 1961) denotano cograduazione debole o assente;

da notare tuttavia una certa differenza tra i valori dell’indice r1

relativi alla “Comunità  montana feltrina” ed al  “Comprensorio

di Este”: differenza la quale sembra significare che nella

zona di pianura alla residenza in case sparse è associata la

professione agricola più di quanto non lo sia in quella di

montagna(3).

   Per quanto riguarda r3, esso fornisce risultati diversi da quanto

ci si aspettava, cioè una notevole concordanza tra saldi

migratori, costantemente negativi, e popolazione residente in case
sparse; i due caratteri non risultano cograduati.

   Più interessante il valore di r2, che non differisce significativamente
per le due zone; esso denota una certa discordanza, anche se

non marcata, tra i due fenomeni rapportati, cioèpopolazione residente
in case sparse e “indice presenza infrastrutture e servizi sociali”. Ed
alla mancanza di strutture servizi sociali , alle condizioni di disagio, e
quindi al desiderio di sfuggire a questa situazione, forse ancor più
che a fattori economici, è dovuto l’esodo che si è riscontrato tra i
residenti in case sparse
(4).

_________________________________________________________________

 

(3)  Cfr. par.  2.2.

(4)  Giorio G., “Ruolo dei servizi sociali e civili per un armonico

sviluppo del Veneto”, estratto dal Seminario di studio “Agricoltura e
Urbanistica”, 7/6/1974, p. 5-6.

 

 

 

 

 

 

                                    -40-

  

   Per quanto riguarda la relazione tra gli indici Ps(5), che

denotano la percentuale di popolazione residente in case sparse

nei due insiemi di comuni, ed i rapporti di concentrazione R(6),

risulta che al crescere di R, cioè del peso dei comuni più

popolosi, corrisponde un decremento degli indici Ps , cioè della
frazione di popolazione residente in case sparse.

 

 

5. 3.  Cenni sulle prospettive riguardanti la ripartizione della

         popolazione secondo le tre componenti considerate.

 

   Con riferimento all’andamento delle variabili di tipo ambientale

utilizzate per lo studio della ruralità, tenendo presenti le

Fig. 1A e 2A, si possono fare dei cenni sulle prospettive, almeno nel
“breve periodo”.

   Si noti anzitutto il costante decremento del peso della

popolazione residente in case sparse; tale decremento si è andato

attenuando nell’ultimo decennio, tuttavia nulla lascia supporre

un’inversione di tendenza, perché permangono le cause che

sono alla base di tale fenomeno.

   Le campagne rimarranno quindi sempre più vuote, mentre la
popolazione si andrà concentrando nei capoluoghi, il cui “trend”

è in netta ripresa nell’ultimo decennio, e del resto è rimasto in

costante ascesa nel periodo considerato. Più incerte sembrano le
prospettive relative ai piccoli centri, che non dovrebbero

comunque far registrare delle sostanziali variazioni.

   Alla diminuzione dei residenti in case sparse può generalmente

essere associato un degradamento dell’ambiente, con l’abbandono

dell’attività agricola. Si ha così, anche sotto l’aspetto

___________________________________________________________

(5)   Cfr. par.  3.3.

(6)   Cfr. par.  3.4.

 

 

 

 

 

 

                                      -41-

 

 economico, un danno notevole.

   Per gli enti locali interessati al fenomeno del rapido decremento

dei residenti in case sparse, esso può anche significare,

inizialmente, una riduzione dei costi dei servizi; il danno

tuttavia si manifesterà entro un periodo più lungo.

   Occorre quindi che nella programmazione, per una corretta

realizzazione della quale sono stati costituiti comprensori e

comunità montane(1), si tenga conto di questo fenomeno.

Evidentemente, per poter almeno ridurre l’esodo dalle case sparse,

occorrerà agire sulle cause che lo determinano: in primo luogo

mancanza di servizi e strutture sociali adeguati, svalorizzazione

dell’attività agricola, isolamento, insufficienza dell’attività

industriale nei centri.

 

 

5. 4. Conclusioni

 

   Da quanto si è avuto modo di esporre nei paragrafi precedenti,

dovrebbe emergere chiaramente lo schema concettuale entro

il quale si è voluto svolgere il presente studio, con particolare riferimento
alle linee generali della metodologia seguita.  In effetti: 

 

a) si è formulata l’ipotesi che nelle due comunità studiate si

sia avuto, nel periodo considerato, una trasformazione che ha

portato alla diminuzione del grado di ruralità (par.  2.1.);

 

b) sono state definite delle variabili, ritenute idonee a misurare

il fenomeno descritto al punto precedente  (paragrafi

2. 1. e  2. 2.).

_____________________________________________________

(1)  Cfr. par. 2. 1.

 

 

 

 

                                           -42-

 

c)  utilizzando i dati dei censimenti, nonché i dati forniti dagli uffici
S.C.A.U. di Padova e Belluno, si è proceduto a “quantificare“ le
suddette variabili, per mezzo di vari indici: percentuale di popolazione
residente in case sparse; percentuale di popolazione attiva nel ramo
primario; percentuale femminile, sulla popolazione attiva totale; rapporti
di concentrazione dei comuni per le due zone (paragrafi  3.3, 3.4, 4.1, 4.2);

 

d)  si è infine cercato di sondare la connessione esistente tra le percentuali
di popolazione residente in case sparse, ed altri indicatori, utilizzando il
coefficiente di cograduazione (par.  5.2.).

 

   L’ipotesi base, di cui si vuole verificare la fondatezza, e riguardante   la
trasformazione dei due insiemi di comuni presi in esame, da forme
caratterizzate da un dato grado di ruralità, ad altre aventi un grado di ruralità
più basso, sembra aver trovato una conferma, almeno in relazione alle
variabili considerate. Infatti, come risulta dai precedenti paragrafi:

 

   1) La percentuale di popolazione residente in case sparse diminuisce in
modo consistente e costante, nell’arco di tempo considerato, mentre i rapporti
di concentrazione della popolazione dei comuni registrano un incremento
(paragrafi 3.1., 3.3., 3.4.);

  

   2) La popolazione residente, attiva nel ramo primario, registra   pure una
forte flessione  (par. 4.1.);

 

   3) Si ha un incremento della popolazione attiva femminile, nell’industria e nei
servizi, accompagnata da una notevole flessione della frazione di popolazione
attiva femminile nel ramo primario (par. 4.2.).

 

 

 

 

 

                                             -43-

 

  

   Per quanto riguarda le differenziazioni –e le analogie- tra

le due comunità, caratterizzate in primo luogo da una

situazione geografica diversa, si può notare:

 

   1)  L’andamento della popolazione residente secondo le tre

note componenti “ambientali”, sembra seguire un medesimo

modello nonostante la differente struttura iniziale (Fig. 1 A e

2 A, par. 3. 2.).

 

 2)  Si ha una sostanziale analogia nell’andamento della

popolazione attiva nel ramo primario (par. 4. 1.).

 

  3)  Si registra, nelle due zone, discordanza pressoché uguale

tra “indice di presenza infrastrutture e servizi” e frazione di popolazione
residente in case sparse (par.  5. 2.).

 

   Quest’ultimo risultato, in particolare, mette in risalto l’importanza

di fattori extra-economici, che congiuntamente a quelli economici,

concorrono nel rendere il modello di vita “urbano” più

desiderabile della vita di campagna.

 

 

 

 

 

 

 

                                         -43 bis-

 

 

   Gli elementi emersi nello svolgimento di questa tesi, che si è

limitata a dei particolari aspetti dell’evoluzione delle due zone

considerate, trascurandone altri, anche di fondamentale importanza,

sono tuttavia sufficienti a mettere in risalto la necessità della programmazione,
a livello di Comprensori e Comunità montane; essa

dovrà tener conto delle caratteristiche sociali, economiche ed

ambientali delle varie zone, anche per limitare le conseguenze

negative delle trasformazioni che in esse avvengono. In questo quadro

considererei di notevole importanza la valorizzazione e l’organizzazione
delle attività agricole, troppo spesso trascurate negli

ultimi anni, per lasciar luogo, talvolta, ad un disordinato sviluppo

industriale; il che dovrebbe avvenire, a maggior ragione, nelle

zone in cui l’economia agricola era tradizionalmente prevalente

-come le due considerate-; qui infatti sono avvenute le trasformazioni,
che hanno portato a più forti squilibri.

 

 

 TORNACASA

 

 

 

 

                                                 -44-

  

BIBLIOGRAFIA

 

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                             Morcelliana ed. Brescia, 1964.

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                           estratto da “Atti della Conferenza Regionale

                           dell’Emigrazione” , Verona, 29-30/7/1974.

 

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 1A –  “Comunità montana feltrina”. Elenco dei comuni e

corrispondenti valori nella classificazione urbano-rurale,

e in quella per zone altimetriche dell’ISTAT.

(Metodi e Norme, N. 5,  ISTAT,  Roma, 1963).

 

 

N

COMUNE

U

Z

1

Alano di Piave

4

1

2

Arsié

5

1

3

Cesiomaggiore

5

1

4

Feltre

2

1

5

Fonzaso

5

1

6

Lamon

5

1

7

Pedavena

4

1

8

Quero

5

1

9

S. Gregorio

5

1

10

S. Giustina

4

1

11

Seren del Grappa

6

1

12

Sovramonte

5

1

13

Vas

6

1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

U = posizione nella scala  urbano-rurale.

Z = zona altimetrica (1=montagna interna, 2=montagna litoranea,

3=colline interne, 4=colline litoranee, 5=pianura)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 1B –  “Comprensorio di Este”. Elenco dei comuni e

corrispondenti valori nella classificazione urbano-rurale,

e in quella per zone altimetriche dell’ISTAT.

(Metodi e Norme, N. 5,  ISTAT,  Roma, 1963).

 

 

N

COMUNE

U

Z

1

Baone

6

3

2

Barbona

6

5

3

Carceri

6

5

4

Cinto Euganeo

6

3

5

Este

2

5

6

Granze

6

5

7

Lozzo Atestino

6

3

8

Ospedaletto Euganeo

6

5

9

Piacenza D’Adige

6

5

10

Ponso

6

5

11

S. Elena

6

5

12

S. Urbano

6

5

13

Vescovana

6

5

14

Vighizzolo

6

5

15

Villa Estense

6

5

16

Vò Euganeo

6

3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

U = posizione nella scala  urbano-rurale.

Z = zona altimetrica (1=montagna interna, 2=montagna litoranea,

3=colline interne, 4=colline litoranee, 5=pianura)

 

 

 

 

 

 

Tabelle 1-13  - Dati per singoli Comuni, relativi alla popolazione residente, ai censimenti 1936, 1951, 1961, 1971.

(Comunità montana feltrina)

 

FELTRE

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 6098       34,31

 8215         39,54

 9446         42,86   

11728   54,09  

In altri centri e nuclei

 5021       28,24

 6218         29,91

 7753         35,16

 7303    33,67   

In case sparse

 6658       37,45

 6350         30,55

 4848         21,98  

 2656    12,24    

            Totale

17777    100

20783       100

22047       100   

21687   100   

 

 

 

ALANO

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

1160       36,62     

1282        37,73     

1111          36,67

 993      36,50

In altri centri e nuclei

1161       36,63

1540        45,30    

1422          46,93

1227     47,98   

In case sparse

 848        26,75        

 577         16,97         

 497           16,40

 397      15,52     

            Totale

3169     100          

3399       100   

3030        100    

2557    100     

 

 

 

ARSIE’

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

1537        26,95

1591         25,19

1382          26,06 

1210     29,89     

In altri centri e nuclei

2945        51,63

4386         69,42

3523          66,42

2596     64,09       

In case sparse

1222        22,42

 341            5,39

 399             7,52

 244        6,02         

            Totale

5704       100  

6318         100     

5304          100    

4050     100    

 

 

 

CESIOMAGGIORE

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 488          9,57

 489            9,54

 520           10,62

 798      18,69

In altri centri e nuclei

2267       44,41

3199          62,34

3162          64,57

1918     44,91 

In case sparse

2349       46,02

1443          28,12

1215          24,81

1555     36,40

            Totale

5104       100

5131         100

4897         100

4271    100

 

 

  

 

FONZASO

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

2388      53,82

2548         56,34

2369          55,74

1989     56,26

In altri centri e nuclei

1455      32,78

1774         39,22

1775          41,75

1491     42,16

In case sparse

 595       13,40

 201           4,44

 107             2,51

  56         1,58

            Totale

4438     100

4523       100

4251         100

3536     100

 

 

  

 

LAMON

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

1865       27,26

1841          24,85

1542          23,62

1740     41,30

In altri centri e nuclei

1270       18,58

4209          56,77

3932          60,21

2129     50,52

In case sparse

3705       54,16

1363          18,38

1056          16,17

 345        8,18

            Totale

6840      100

7413          100

6530         100

4214      100

 

 

 

  

 

PEDAVENA

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 977   28,02

1439   32,70

1310    30,63

1964   47,77

In altri centri e nuclei

 887  25,44

1735   39,18

1809  42,27

1364   33,13

In case sparse

1612  46,24

1238    28,12

1160    27,10

 784   19,06

            Totale

3486  100

4402   100

4279     100

4112   100

 

 

 

  

 

QUERO

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

1201       44,98

1222         44,24

1149         47,47

1219     58,50

In altri centri e nuclei

 668        25,00

 813          29,42

 604          24,94

 530      25,43

In case sparse

 802        30,02

 728          26,34

 668          27,59

 335      16,07

            Totale

2671      100

2763        100

2421        100

2084    100

 

 

 

 

 

S. GREGORIO NELLE ALPI

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 141         7,60

 130           6,77

 190          11,04

 184      12,96

In altri centri e nuclei

 838       45,22

1018        53,07

1265         73,46

 832      56,64

In case sparse

 874       47,18

 770         40,16

 267          15,20

 403      28,40

            Totale

1853     100

1918        100

1722         100

1419      100

 

 

 

 

SANTA GIUSTINA

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

1380       25,57

1368         22,88

1546         26,89

2817    51,26

In altri centri e nuclei

2705       50,12

3252         56,78

3717         64,65

2101    38,23

In case sparse

1311       24,31

1107         19,34

 486            8,46

 577     10,51

            Totale

5396      100

5725        100

5749         100

5495     100

 

 

 

 

SEREN DEL GRAPPA

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 673        18,18

 727          19,05

 736           21,89

 632      22,70

In altri centri e nuclei

1533       41,37

2177         56,98

1829          54,36

1580     56,73

In case sparse

1429       40,45

 916          23,97

 799           23,75

 573      20,57

            Totale

3705      100

3820        100

3364         100

2785    100

 

 

 

 

SOVRAMONTE

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 496        18,99

 416          12,11

 375           12,93

 277     12 ,90

In altri centri e nuclei

1922       61,96

2533         73,67

2227          76,68

1657     77,06

In case sparse

 684        22,05

 489          14,22

 302           10,39

 216      10,04

            Totale

3102     100

3438        100

2904         100

2150    100

 

 

 

 

VAS

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 141        34,39

 581           39,62

 535          42,00

 418      44,11

In altri centri e nuclei

 838        61,57

 824           56,16

 675          52,98

 479      50,52

In case sparse

 58           4,04

  62              4,22

  64             5,02

   51        5,37

            Totale

1853      100

1467          100

1274         100

 948     100

 

 

 

 

 

 TORNACASA

 

 

 

 

BAONE

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 376          8,65

 254             5,90

 268             7,92

 310      11,06

In altri centri e nuclei

 992        22,84

1232          28,62

1005          29,66

 947      33,80

In case sparse

2975       68,51

2818          65,48

2115          62,42

1544     55,14

            Totale

4343      100

4304         100

3388         100

2801    100

 

 

  

 

BARBONA

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 256        14,55

 291          16,99

 194          16,99

 136      12,89

In altri centri e nuclei

  63           3,58

 206          12,03

 174          14,45

 203      19,24

In case sparse

1440        81,87

1215         70,98

 839          69,46

 716      67,87

            Totale

1759       100

1712         100

1205        100

1055     100

 

 

 

 

CARCERI

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 446      16 , 52

 668         24,97

 467          23,40

 451      26,54

In altri centri e nuclei

---               ---

 680         25,42

 556          32,88

 665      39,14

In case sparse

2253      83,48

1327        49,61

 872          43,72

 583      34,32

            Totale

2699     100

2675       100

1995        100

1699    100

 

 

 

CINTO EUGANEO

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 137         4,37

 267           4,83

 155            6,24

 237      10,75

In altri centri e nuclei

 454       14,48

 674         19,52

 585          23,56

 724      32,86

In case sparse

2481      79,16

2611        75,65

1743         70,20

1242     56,39

            Totale

3072     100

3452      100

2483       100

2203    100

 

 

  

ESTE

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

7413       51,34

10640        65,30

11007        70,32

12992   76,22

In altri centri e nuclei

1386         9,58

 1826         11,22

 2020         12,20

 2090    11,75

In case sparse

5639       39,08

 3825         23,48

2624          16,78

 2049    12,03

            Totale

14438    100

16294       100

15651       100

17044   100

 

 

  

GRANZE

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 230          9,86

 462          21,13

 511          29,26

 332      22,20

In altri centri e nuclei

 ---             ---

 352          16,10

 338          19,36

 221      14,78

In case sparse

2101       90,14

1372         62,77

897           51,38

 942      63,02

            Totale

2331      100

2186        100

1746        100

1495     100

 

 

  

 

LOZZO ATESTINO

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

1193       27,18

 735         16,88

 647           19,65

 810     26,12

In altri centri e nuclei

 419          9,54

1684        38,68

1262          38,34

1214    39,14

In case sparse

2777       63,28

1934        44,44

1382          42,01

1077    34,74

            Totale

4389      100

4353       100

3291         100

3101    100

  

 

 

 

OSPEDALETTO EUGANEO

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 397         7,20

 343            6,44

 588          13,50

1125     24,40

In altri centri e nuclei

 637       11,55

1250         23,46

1004         23,05

941      20,41

In case sparse

4477      81,25

3733         70,10

2763         63,45

2543     55,19

            Totale

5511     100

5326         100

4355         100

4609    100

 

  

 

 

PIACENZA D’ADIGE

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 912        26,64

 984          29,75

 783           32,48

 621      31,47

In altri centri e nuclei

 237          6,92

668           20,19

 405           16,80

 263      13,32

In case sparse

2274       66,44

1655         50,06

1222          50,72

1089     55,21

            Totale

3423      100

3307        100

2410         100

1973    100

 

  

 

PONSO

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 523       16,82

 458          14,41

 436          17,60

 495     21,88

In altri centri e nuclei

 291         9,35

 434          13,65

 599          24,12

 581     25,68

In case sparse

2295      73,83

2286         71,94

1442         58,22

1186     52,44

            Totale

3109     100

3178       100

2477        100

2262    100

 

  

 

SANT’ELENA

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 438        19,08

 489          22,85

 449           26,71

 576     36,29

In altri centri e nuclei

  ---           ---

 381          17,80

 295           17,54

 187     11,78

In case sparse

1857       80,92

1270         59,35

 937           55,75

 824     51,93

            Totale

2295      100

2140        100

1681         100

1587   100

 

 

 

 

SAN URBANO

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 164          3,94

 180            3,88

 134             4,06

 189        6,79

In altri centri e nuclei

1042       20,60

1653         35,70

1246          37,83

1258     45,23

In case sparse

3893       76,96

2796         60,42

1913          58,11

1334     47,98

            Totale

5099      100

4629        100

3293         100

2781    100

 

 

   

VESCOVANA

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 430         15,89

 434          15,53

 366           17,99

 473      27,87

In altri centri e nuclei

 176          6,50

1084         38,79

 639           31,41

 409      24,10

In case sparse

2100       77,61

1276         45,68

1029          50,60

 815      48,03

            Totale

2706      100

2794        100

2034         100

1697     100

 

  

 

VIGHIZZOLO

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 201         11,49

 430           22,36

 333           24,00

 328      30,91

In altri centri e nuclei

 159           9,09

 146            7,59

 106             7,64

  98        9,23

In case sparse

1388        79,42

1347         70,05

 948           68,36

  665    62,66

            Totale

1748       100

1923        100

1387         100

1061   100

 

 

  

 

VILLA ESTENSE

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 341          8,66

 438          11,70

 519           17,79

 577      21,69

In altri centri e nuclei

 119          3,02

 578          15,45

 315           10,79

 206        7,74

In case sparse

3476       88,32

2725         72,85

2083          71,42

1877     70,56

            Totale

3936      100

3741        100

2917         100

2660    100

 

  

 

 

VO’ EUGANEO

1936             %

1951              %

1961                %

1971           %

Nel capoluogo

 119          2,88

 168            3,89

 392         10,49

 604      16,42

In altri centri e nuclei

 600        14,54

1019         23,62

 846         22,65

 940      25,56

In case sparse

3401       82,56

3125         72,48

2497        66,85

2133     58,02

            Totale

4120      100

4312        100

3735       100

3677   100

 

 

 

 

 

 TORNACASA

 

 

 

Tab.  32:  MF = Popolazione attiva totale;

                 F   = Popolazione attiva femminile, F%  = percentuale della

                         stessa sulla pop. attiva totale (C. montana feltrina)

 

 

 

1951

1961

1971

 

MF

F

F%

MF

F

F%

MF

F

F%

ALANO DI PIAVE

1390

329

23,66

1133

274

24,18

908

261

28,74

ARSIE’

2490

472

18,95

2116

590

27,88

1526

495

32,43

CESIOMAGGIORE

2328

431

18,51

2144

555

25,88

1550

410

26,45

FELTRE

8262

2022

24,41

8019

2084

26,05

7185

2160

30,06

FONZASO

1812

423

23,33

1673

466

27,85

1210

386

31,90

LAMON

3009

709

23,59

2665

668

25,06

1303

342

26,24

PEDAVENA

1752

367

24,94

1686

409

24,25

1457

374

25,66

QUERO

1257

331

26,33

964

266

27,59

755

232

30,72

S.GREGORIO

1195

507

42,42

877

310

35,34

596

183

30,70

S.GIUSTINA

3042

1024

33,66

2682

831

30,98

2032

579

28,49

SEREN DEL GRAPPA

1616

291

18,00

1318

280

21,24

977

244

24,97

SOVRAMONTE

1754

634

36,14

1486

590

39,70

718

208

28,96

VAS

571

99

17,33

544

141

25,91

362

122

33,70

                 Totale

30499

7639

25,05

27307

7464

27,33

  20579

5996

29,10

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 33A  - Popolazione attiva nel ramo primario e % sulla popolazione

                  attiva totale.

  

 

1951

1961

1971

 

addetti

% sul totale

addetti

% sul totale

addetti

% sul totale

Alano

486

34,97

221

19,51

114

12,56

Arsié

1053

42,29

450

21,27

399

26,48

Cesiomaggiore

1112

49,06

553

25,80

298

10,46

Feltre

2186

26,52

1012

12,63

483

6,73

Fonzaso

724

39,94

316

18,89

157

12,98

Lamon

1079

35,86

339

12,73

126

9,67

Pedavena

577

32,94

264

15,66

117

8,04

Quero

518

41,21

226

23,45

148

19,61

S. Gregorio

734

61,42

333

37,97

166

27,85

S. Giustina

1370

45,03

617

23,00

328

16,14

Seren del Grappa

792

49,01

386

29,29

237

4,26

Sovramonte

843

48,07

535

36,01

153

21,31

Vas

262

45,89

153

27,58

89

24,59

 

TOTALE

 

11766

 

38,57

 

5405

 

19,89

 

2815

 

13,68

  

Tab. 33A: Dai censimenti della popolazione del 1951, 1961, 1971:

              “Popolazione residente in età da 10 (14 nel 1971) anni in

                poi, attiva secondo il ramo di attività economica”.

                Questo varrà per le successive tabelle relative  alla

                popolazione attiva.

 

 

 

 

 

  

 

Tab.  33B – Coltivatori diretti  (Comunità montana feltrina)

 

  

Comuni

1971

 

M+F

F

Alano

371

139

Arsié

904

498

Cesiomaggiore

805

454

Feltre

1223

712

Fonzaso

461

262

Lamon

827

429

Pedavena

369

197

Quero

279

153

San Gregorio

303

180

Santa Giustina

663

397

Seren del Grappa

580

312

Sovramonte

738

420

Vas

129

66

 

TOTALE

7748

4219

 

  

    Tab. 33B: Coltivatori diretti, per ciascun Comune; M+F = totale;

                    F = donne. I dati, relativi al 1971, sono offerti SCAU

                    Belluno (Servizio Contributi Agricoli Unificati).

 

 

  

 

 

 

Tab. 34  - (0) Popolazione femminile attiva nel ramo primario

                (1) Percentuale sul totale attivi nel ramo primario

                (2) Percentuale sulla popolazione attiva totale femminile.

                  (Comunità montana feltrina).

 

 

Comuni

1951

1961

1971

 

(0)

(1)

(2)

(0)

(1)

(2)

(0)

(1)

(2)

Alano

18

3,70

5,47

16

7,23

5,83

16

14,03

6.13

Arsié

178

16,90

37,71

123

27,33

20,84

171

42,85

34,54

Cesiomaggiore

172

15,06

39,90

91

16,45

16,39

68

22,81

16,58

Feltre

358

16,37

17,70

144

14,22

6,90

87

18,01

4,02

Fonzaso

124

17,12

29,31

59

18,67

12,66

33

21,01

8,54

Lamon

160

14,82

22,56

33

9,73

4,94

15

11,90

4,38

Pedavena

79

13,69

21,52

38

14,39

9,29

11

9,40

2,94

Quero

184

34,94

54,68

96

42,37

36,09

60

40,54

25,86

San Gregorio

386

52,58

76,13

165

49,54

53,22

61

36,74

33,33

Santa Giustina

543

39,63

53,02

245

39,70

29,48

141

42,98

24,35

Seren del Grappa

126

15,90

43,29

46

11,91

16,42

60

25,53

24,59

Sovramonte

400

47,44

63,09

293

54,76

49,66

54

35,29

25,96

Vas

26

9,92

26,26

27

17,49

19,14

26

29,21

21,31

 

TOTALE

 

2.754

 

23,43

 

37,05

 

1.376

 

25,46

 

18,43

 

803

 

28,52

 

15,23

 

 

 

 

 

 

 

Tab. 35:  MF = Popolazione attiva totale;  F = Popolazione

               attiva femminile, F%  = percentuale della stessa

               sulla pop. attiva totale (Comprensorio di Este)

  

 

 

1951

1961

1971

 

MF

F

F%

MF

F

F%

MF

F

F%

ESTE

5653

1276

22,57

3488

1408

24,32

5784

1643

28,40

BAONE

1783

392

21,98

1189

163

13,77

977

200

20,47

BARBONA

755

209

27,68

417

50

11,99

329

46

13,98

CARCERI

1080

285

26,38

726

145

19,97

584

146

25,00

CINTO EUGANEO

1238

183

14,78

843

84

9,96

787

170

21,60

GRANZE

848

144

16,98

632

121

19,14

462

90

19,48

LOZZO ATESTINO

1820

371

20,38

1389

331

23,83

1137

288

25,32

OSPEDALETTO E.

2055

469

22,82

1542

243

15,75

1592

396

24,87

PIACENZA D’A.

1428

384

26,89

977

265

27,12

666

199

23,87

PONSO

1237

253

20,45

976

219

22,43

869

241

27,73

S. ELENA

796

172

21,60

606

124

20,46

547

134

24,49

S. URBANO

2109

653

30,96

1283

314

24,47

949

226

23,81

VESCOVANA

1138

288

25,30

757

147

19,41

603

155

25,70

VIGHIZZOLO

849

268

31,56

631

211

33,43

439

139

31,66

VILLA ESTENSE

1556

372

23,90

1075

181

16,83

920

205

22,28

VO’ EUGANEO

1827

350

15,95

1588

307

19,83

1351

292

21,61

                

                    Totale

 

26172

 

6069

 

23,18

 

20414

 

4313

 

21,12

 

17996

 

4530

 

25,17

 

 

 

 

 

  

Tab. 36-A  - Popolazione attiva nel ramo primario e % sulla

 popolazione  attiva totale.

  

                                                                                                               Tab. 36-B:

                                                                                                                  coltivatori

                                                                                                                   diretti

 

 

1951

1961

1971

1971

 

addetti

% sul totale

addetti

% sul totale

addetti

% sul totale

M+F

F

ESTE

1258

22,26

798

13,78

403

6,97

526

275

BAONE

1231

69,05

460

38,88

247

25,29

372

194

BARBONA

512

67,82

282

67,62

172

52,28

159

76

CARCERI

885

81,89

408

56,19

165

28,26

198

97

CINTO EUGANEO

797

64,38

446

52,90

268

34,06

387

194

GRANZE

993

69,93

356

56,32

115

24,90

183

94

LOZZO ATESTINO

1304

71,65

768

55,28

293

25,77

365

174

OSPEDALETTO E.

991

48,23

552

35,79

285

17,91

324

169

PIACENZA D’A.

1006

70,45

561

57,42

258

38,74

188

93

PONSO

932

75,5

536

54,91

246

28,31

235

116

S. ELENA

483

60,68

269

44,38

128

23,41

148

78

S. URBANO

1562

74,07

818

63,75

406

42,79

330

155

VESCOVANA

914

80,32

478

63,14

223

36,99

234

111

VIGHIZZOLO

658

77,51

456

72,26

206

46,93

112

55

VILLA ESTENSE

1044

67,10

560

52,09

251

27,29

305

154

VO’ EUGANEO

1114

60,98

725

45,65

426

31,54

611

316

 

TOTALE

 

11766

 

38,57

 

5405

 

19,89

 

2815

 

13,68

 

4677

 

2353

 

Tab. 36 B: i dati riguardanti i coltivatori diretti del Comprensorio di Este,

                  relativi al 1971, sono stati forniti dall’Ufficio Servizio

                  Contributi Autonomi Unificati (SCAU) – Padova.

 

 

 

 

Tab. 37  - (0) Popolazione femminile attiva nel ramo primario

                (1) Percentuale sul totale attivi nel ramo primario

                (2) Percentuale sulla popolazione attiva totale femminile.

                  (Comprensorio di Este).

  

Comuni

1951

1961

1971

 

(0)

(1)

(2)

(0)

(1)

(2)

(0)

(1)

(2)

ESTE

145

11,52

11,33

86

10,77

6,11

28

6,94

1,71

BAONE

266

21,60

67,86

4

0,86

2,46

19

7,69

9,50

BARBONA

158

30,85

75,60

31

10,99

62,00

11

6,39

23,92

CARCERI

247

27,90

86,67

70

17,15

48,28